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Mario Casale: buonissima la prima

Mario Casale: buonissima la prima

Alla sua prima apparizione come agonista con la Nazionale Feeder, il nostro Mario Casale si conferma una delle più belle, giovani realtà dell'agonismo feeder italiano.

Mario ha affrontato l'avventura lusitana con la serenità di un veterano e la passione e l'entusiasmo dell'esordiente: il risultato è stato una prestazione di altissimo livello tecnico, dimostrato in una gara inusuale e difficilissima all'alborella nella prima prova, e nella tranquillità e freddezza dimostrate nella seconda prova in cui il buon picchetto avuto in sorte poteva essere un ostacolo psicologico non indifferente. La combinazione di questi elementi ha portato l'alfiere della Lenza Emiliana Tubertini a conseguire sei penalità complessive, miglior score Azzurro in questo Mondiale, che lo hanno portato a sfiorare un podio individuale che sarebbe stato clamoroso, come clamoroso e bellissimo é stato il risultato di squadra con la quale la Selezione azzurra é ritornata in Italia: la prima medaglia d'oro in questa specialità!

 

Mario, siete appena arrivati dal Portogallo con addosso questa medaglia d'oro: te lo immaginavi solo una settimana fa?

"Sicuramente no! Partecipare ad un Mondiale ti da l'occasione di entrare in contatto con personaggi e Nazionali che hanno una storia alle spalle che incute tantissimo rispetto e mai mi sarei immaginato che avremmo potuto batterli. Sembrava una cosa impossibile ma, alla fine, ce l'abbiamo fatta!"

 

Una grandissima prima prova vi ha quasi consegnato la medaglia d'oro, domenica avete giocato di contenimento...

"La prima prova l'abbiamo impostata su quello che avevamo visto potesse dare il campo gara con buona sicurezza, ossia tanto pesce piccolo, alborelle da 7/8 grammi, mentre il pesce di taglia avevamo visto che era molto scarso, si poteva trovare sulla lunga distanza nelle prime battute di gara,  poi diventava molto aleatorio e distribuito poco uniformemente nei vari settori. Quindi la nostra strategia é stata proprio questa: qualche lancio di prova iniziale, dopo aver fatto il fondo, e quindi dopo 15/20 minuti o anche meno, giù a testa bassa a fare le alborelle sulla cortissima distanza, una pescata che difficilmente faceva vincere il settore ma garantiva un buon piazzamento quasi ovunque. Se poi avevi la fortuna di trovare una carpa o un barbo all'inizio, potevi metterti a fare le alborelle con una maggior tranquillità. La domenica, visto il buon vantaggio abbiamo ripetuto la medesima impostazione ma le alborelle hanno risposto molto meno, probabilmente a causa di una perturbazione che ha interessato la zona durante la notte, quindi si è cercato di mantenere la posizione con una tattica di contenimento impostata di volta in volta a seconda del picchetto."

 

Le tue due gare, Mario?

"Il sabato, come deciso, sono partito lungo ma non ho avuto nessun segno sul vettino durante il primo quarto d'ora e quindi sono venuto corto, sulla linea dei 6 metri dove inizialmente le alborelle non rispondevano molto e quindi ci ho messo un po' a mettermi in pesca. Per fortuna Maurizio (Setti) mi é venuto dietro, mi ha spronato ad insistere nella pasturazione e piano piano le alborelle sono entrate e sono andato in crescendo: nella prima ora mi hanno segnato poco più di 30 alborelle mentre nelle ore seguenti ho fatto la media di poco più di un pesce al minuto.

Alla fine totalizzo 354 pesci per un peso di quasi 2.800 grammi  che mi sono valsi il quinto di settore; nel complesso abbiamo fatto 19 penalità, un grande risultato di squadra e di strategia, come ci hanno poi riconosciuto in tanti, la domenica, gli inglesi per primi, molto sportivi a congratularsi con noi. La domenica sono stato sorteggiato in un picchetto favorevole, dove ho potuto fare i pesci e sono riuscito a vincere il settore con 11 carpe."

 

Come italiani, il nostro biglietto da visita in ambito agonistico é stato per decenni quello di grandi alborellisti. Possiamo dire di esserlo ancora, anche nel feeder...

"L'abbiamo confermato anche nel feeder, anche se in questo caso é ulteriormente più difficile rispetto a quella con le canne fisse, visto il regolamento internazionale che obbliga al lancio ad archetto aperto; c'é poi il problema della manualità da acquisire per ottimizzare al massimo l'azione di pesca, la cura degli inneschi, l'attrezzatura idonea, parlo di canne, vette specifiche, ami, la predisposizione della postazione di pesca in modo tale da non avere nessun ingombro... Insomma una vera e propria tecnica che va provata e messa a punto per essere efficace. Questa opzione la sapevamo un po' già dall'Italia, avendo parlato con i ragazzi del colpo che qui avevano disputato già un Mondiale ma l'abbiamo provata relativamente durante la settimana di prove, anche per non scoprire troppo le nostre carte. L'abbiamo fatta un po' il giovedì e il venerdì ed avevamo visto di essere abbastanza a posto, quindi é diventata la nostra strategia principale."

 

Parlami brevemente delle particolarità di questa tecnica...

"Intanto era necessario avere canna e vetta ideali, molto sensibili e reattive; poi abbiamo capito che era meglio usare piccole gabbiette leggere, da non riempire sempre per non perdere troppo tempo ma pescare con grande precisione sulla nuvola, badando però a non ferrare alla prima vibrazione di vetta durante la calata del pasturatore, perché quella ferrata quasi sempre andava a vuoto, ma di lasciarlo arrivare sul fondo ed aspettare la tocca giusta sul finire della calata del terminale, canna in mano, con movimenti calcolati e sempre uguali, quindi con grande concentrazione in ogni momento." 

 

Sei alla prima esperienza, Mario: l'anno scorso accompagnatore, quest'anno hai pescato e vinto l'oro a squadre, oltre ad aver sfiorato il podio individuale...

"E' andata comunque benissimo, perché dopo il difficile quinto del sabato, la domenica sono stato sorteggiato al n° 1 del settore B, un picchetto molto favorevole dove già il sabato avevano fatto molto bene. Facendo la classica pescata sulle carpe, già al secondo lancio a 65 mt avevo un pesce in canna; poi sono passato sui 30 metri circa, linea sulla quale sapevo che anche il giorno precedente il rumeno che vi aveva pescato aveva vinto e dove avevo fatto il fondo iniziale. Alla fine qui ho attaccato altri 13 pesci di cui 10 messi in nassa e finisco vincendo il settore  con oltre 11.000 punti. Tutte carpe, non grossissime ma con una forza pazzesca che non avevo mai riscontrato in altri posti con pesci di questa taglia. Formidabili!"

 

Quali sono state le tua attrezzature Tubertini in questo Mondiale?

"Il primo elemento che ho considerato é stato il monofilo con cui caricare i miei Venum; dopo un po' di prove ho capito che per fare l'alborella era meglio usare il trecciato, il Riujin da 0,10 mm per le sue doti di mancanza di elasticità e morbidezza, al quale ho abbinato uno spezzone di circa un metro di Gorilla Feeder da 0,25 mm su cui scorreva l'attacco del pasturatore. Come terminali, spezzoni da 50 cm. di Next da 0.10 o 0.09 per legare ami della serie 1B nelle misure 16 e 18. In questo caso non é stato necessario impiegare terminali molto lunghi, vista anche la ridotta profondità a quella distanza."

 

E come inneschi?

"Il classico raparino all'italiana ma anche il pinkie o il bigattino bianco, facendo girare le esche per vedere qual'era la più gradita del momento."

 

Siete stati gli unici a scegliere questa tecnica per affrontare il Mondiale?

"Anche altre squadre hanno provato questa pescata ma non erano oggettivamente pronti o forse non avevano la mentalità per farla, visto che é piuttosto lontana dalle scelte del feeder classico; solo gli irlandesi direi che sono stati i più pronti e sono stati i nostri avversari più difficili da questo punto di vista. Anzi, loro sono stati previdenti e hanno sfruttato il regolamento internazionale arrivando provvisti di piccoli pasturatori non piombati e con questi loro hanno scelto di fare le alborelle in superficie, a differenza di noi che le abbiamo cercate sul fondo. Numericamente loro sono stati molto prolifici ma alla fine la nostra scelta di stare sul fondo ha pagato in termini di taglia, visto che abbiamo vinto molti scontri diretti."

 

Due parole sull'organizzazione, Mario?

"L'unico aggettivo, per me, é impeccabile! Un grande gruppo, un grande affiatamento, una perfetta condivisione di ogni informazione durante ogni giornata di prova e gara e anche dal punto di vista personale si sono rinsaldate delle belle amicizie e questa é una grande cosa. Voglio ringraziare ogni componente di questa straordinaria spedizione per quello che mi hanno fatto vivere in questa settimana speciale e straordinaria ed un grazie speciale a Cappoia, che è stata una sponda formidabile e mi ha supportato in modo perfetto!"


                                                                                                          Angelo Borgatti