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Giovanni Bottazzi: scudetto a Peschiera

Giovanni Bottazzi: scudetto a Peschiera

Giuanin, come lo chiama affettuosamente Gino Grigoli, è nato in provincia di Parma, ha 46 anni, è sposato ed ha un figlio. Si occupa di certificazione e qualità nell’industria.

E’ portatore di un doppio handicap: a 10 anni ha perso un occhio in un incidente; a 15, lavorando in officina con un trapano a colonna, per una tragica fatalità ha perso anche parte del braccio destro. Nonostante tutto questo, senza mai perdersi d’animo e dimostrando anche molto ingegno, Giovanni è sempre riuscito a condurre una vita normale: da ragazzino, spostando acceleratore e frizione sulla stessa manopola, riesce ad andare in motorino come gli altri ragazzi; in passato ha giocato a tennis, in inverno scia e poi, fin da ragazzino, pesca… E bene!
A 18/20 anni si avvicina all’agonismo, prima nella Trota Lago, dove si guadagna anche una finale a livello regionale, poi nella Pesca al Colpo, con la Lenza Sorbolese, con cui inizia a vincere le prime gare, sia a box che individuali, qualificandosi sempre tra i primi venti. In seguito passa alla Lenza Parmense, passaggio che coincide con la prima partecipazione ad un Mondiale per nazioni. Nella Lenza Parmense si respira aria d’”alta quota” e questo consente a Giovanni quel salto tecnico indispensabile per competere anche sui campi di gara internazionali. Alla Lenza Parmense rimane per un alcuni anni, vince il suo primo Titolo italiano individuale e partecipa ai suoi primi Mondiali. Da 5/6 anni è passato alla Boretto Po Tubertini, un sodalizio più piccolo e familiare, vicino a casa, con cui partecipa al Regionale Ovest. Giovanni fa parte di una formazione i cui restanti componenti sono normodotati e con i quali ha appena vinto il Provinciale box di Parma.
Ho avuto l’occasione di vederlo pescare a bolognese e posso assicurare che ne sono rimasto letteralmente ipnotizzato per la velocità di esecuzione di tutte le fasi di lancio, pesca e recupero dei pesci, la precisione nell’azione di pesca e, in generale, per la calma e la naturalezza che dimostra in ogni momento, oltre alla grande ed insospettata prestanza fisica. Un vero esempio per tutti noi normodotati, di costanza e forza di volontà!

Giovanni, nonostante i tanti Mondiali ed anni di pesca ad alto livello, prova ancora molta emozione ad ogni appuntamento con la maglia Azzurra, non si abitua…
Qualcuno dice che si fa l’abitudine allo stress da prestazione. Io dico che non ci riesco; anzi, ogni volta sono esausto come la prima volta. Ogni volta “debbo legarmi le braghe alle caviglie!”
Chiaro no?!?

Cosa significa essere disabile nel nostro Sport, Giovanni?
Ne’ più ne’ meno di quello che significa in tutti gli ambiti: il disabile deve cambiare il suo modo di pensare. Il mondo è fatto per le persone che hanno “tutti i pezzi al loro posto”, i disabili si debbono adattare ed ingegnarsi a superare le difficoltà. Questa è stata ed è una regola di vita, per me.”

Giovanni, raccontami un po’ come sei arrivato al Titolo Italiano di categoria…
Inizialmente dovevano essere quattro prove, due in Cavo Lama, a Ca’Rossa, e due in Canal Bianco, ad Ostiglia.
La prima prova siamo riusciti a disputarla, anche se è stata difficile per la presenza del piumino. Purtroppo la domenica è venuto un nubifragio che ha obbligato ad annullare molte gare, tra cui anche la nostra. Si è così deciso di recuperarla ad Ostiglia, assieme alle altre due previste. Poi il terremoto ha fatto il disastro che tutti sappiamo, costringendo la Federazione a spostare nuovamente il campo gara, per il quale è stato scelto il Mincio, qui a Peschiera.
Il fiume ci ha regalato tre bellissime gare, tecniche e difficili, tutte disputate nello stesso week end. Il sabato mattina ho pescato a roubaisienne a 11.50, cercando scardole e qualche carassio. Sono riuscito a fare il quarto. 
Il sabato pomeriggio è stato più difficile, con il pesce che non rispondeva. Dopo un ora avevo un paio di scardolette e basta. Con il mio accompagnatore abbiamo deciso di passare alla bolognese da 3 grammi, sempre sulla linea della 11.50. In questo modo ho messo in nassa una ventina di scardolette che mi hanno consentito di fare il secondo. A questo punto del campionato ero in testa con un punto di distacco su Fabio Coscia; il terzo era molto più staccato, e quindi era una lotta tra noi due. Nell’ultima gara, della domenica mattina, sono capitato nel picchetto centrale, al n°5. Nella prima mezz’ora c’è stata pesca per tutti, con la cattura di scardole da 2/300 grammi molto interessanti. Poi è scesa la notte per tutti. Visto che ogni tentativo sulle scardole sembrava inutile, abbiamo deciso di tentare i cavedani, sul fondo, con un grammo. Alla prima passata ho attaccato un pesce che mi ha tenuto impegnato 25 minuti ma alla fine è entrato nel guadino. Era un cavedano da 1,920 kg! Subito dopo ne ho attaccato un altro che si è slamato ed un terzo che mi ha strappato tutto! Sul fondo non c’era più pesca ed allora ho voluto provare a galla, sempre sui cavedani che si vedevano girare sotto il pelo dell’acqua. Ho visto altre tre “fucilate” ma non ci sono arrivato… Alla fine faccio il quarto, piazzamento che mi ha consentito di vincere bene il Titolo, dal momento che Fabio la domenica è andato male.”

Le tue vittorie a livello nazionale ed internazionale?
Sono stato Campione italiano individuale nel 2004 e nel 2012. Con quella di quest’anno sarà la mia 10^ maglia azzurra ed ho vinto due Meeting internazionali con la Nazionale, In Germania ed in Italia.
I miei due Titoli italiani individuali li ho vinti in quelle occasioni in cui siamo usciti dal circuito dei laghetti, location che spesso è stata preferita per le indubbie qualità logistiche che possono offrire. Nella pesca nelle acque libere mi sento più a mio agio, mi piace di più. Molto del merito di questi Titoli li debbo e voglio condividere con i miei accompagnatori, Marco Saccani e Gino Grigoli. Marco credo lo conoscano tutti come agonista, è stato anche Campione Italiano individuale e in questi anni mi ha seguito tantissimo in giro per l’Italia e con la Nazionale; Gino è altrettanto valido, oltre che amico. Entrambi si alternano, a seconda delle loro possibilità, e formiamo un team veramente efficiente.”

Com’è la situazione della Pesca Sportiva ed agonistica per i Diversamente Abili nel nostro paese?
Quando ho iniziato io eravamo circa 25/30 persone. Purtroppo la pesca per i diversamente abili in Italia non è facile ne diffusa, nonostante i tanti sforzi che la Federazione, tramite i vari Responsabili e C.T. che si sono alternati in questi anni, ha fatto per cercare di avvicinare tante persone con disabilità a questa splendida disciplina. 
Purtroppo, in questi anni, il numero dei praticanti è andato diminuendo, vuoi per motivi economici, vuoi per le difficoltà di accesso a taluni campi di gara; per fortuna talune realtà, come in Mincio, la Lama, la Fiuma a Boretto e qualche altra hanno creato delle pedane estremamente comode e sicure per poter pescare e/o gareggiare con profitto; sul sito della FIPSAS esiste l’elenco di tutte le realtà dotate di queste installazioni, affinché tutti possano esserne a conoscenza ed usufruirne.
Peccato che rimanga difficile incrementare il numero di disibili praticanti la Pesca e, di conseguenza, l’agonismo, perché la pesca è una grande occasione di aggregazione per noi e per chi ha i nostri problemi ed aiuterebbe moltissimo ad abbattere delle barriere psicologiche che spesso il disabile ha verso i normodotati. E poi può dare, come ha dato a me, tantissime soddisfazioni. Voglio anche ricordare e confermare che la Pesca Sportiva è uno dei pochi sport che consente di annullare una gran parte del divario fisico con i normodotati.” 

Spiegati meglio, Giovanni…
“Pensa che io svolgo la gran parte della mia attività provinciale e regionale con i normodotati, e pesco da solo, senza accompagnatore, anche se il regolamenti me lo consentirebbero. Io voglio essere autonomo il più possibile e ci riesco praticamente sempre. Certamente, chi ha un handicap motorio ed è obbligato alla carrozzina ha difficoltà maggiori di accesso ai luoghi di pesca.”

Parlami dei materiali tecnici che hai usato nelle finali di Peschiera che ti hanno portato al Titolo italiano…
“Uno dei particolari fondamentali qui a Peschiera è la pastura, che oltre che di ottima qualità dev’essere legante al punto giusto e lavorare in un certo modo. Io ho fatto un mix di 2 kg di Fondo Pro con 1 kg di Gold Medal White, un composto ad alto peso specifico, legante, che lavora sul fondo e porta i pesci bene in scia. Ho anche incollato un chilo di bigattini con la Rubber e un pacco di ghiaino naturale. Sulla roubaisienne ho montato dei PRO109 da 1/1.5/2 grammi, mentre per la bolognese io preferisco i PRO50. I miei ami per Peschiera sono la serie 2, universale e vero all round, e la serie 30, dal n°20 al 24 per i pesci veramente difficili. Come fili, in lenza uso il Tatanka neutro da 0.115mm mentre di terminali qui ne occorrono da 0.07 mm. fino a 0.11, del PiùPiù per coprire tutte le possibili situazioni.”


Grande Giovanni, grande come agonista e campione ma, soprattutto, GRANDE come esempio!

 




                                                                                                                                        Angelo Borgatti