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Due amici vice campioni d'Italia!

Due amici vice campioni d'Italia!

Esistono grandi amicizie tra persone che condividono le stesse passioni, amicizie che durano anni o per tutta una vita; non è frequente, però, trovare due amici, amici veri, che arrivino ad ottenere importanti risultati nella passione comune…

Questo è un breve profilo proprio di due amici, che assieme calcano le scene dell’agonismo italiano ed assieme condividono l’amore per il nostro sport; due amici che gareggiano assieme da anni, ad ogni livello, nella stessa società, il G.P.O. Tubertini di Bologna e che di recente hanno conseguito due risultati estremamente importanti anche se, stranamente, in due specialità diverse.

 

Carlo Pezzuto, “Carletto”, è da pochi giorni rientrato da Montemolino (Pg) dove ha sfiorato il gradino più alto del podio nella maggior competizione individuale della Pesca al Colpo, il Campionato Italiano Seniores, classificandosi al secondo posto.

Medesimo piazzamento, secondo posto assoluto, nel Campionato Italiano individuale di Pesca a Feeder, quello conseguito dal suo grande amico e compagno di squadra Riccardo “Ricky” Favalini. 

 

Carletto ha letteralmente sfiorato lo Scudetto tricolore verso la fine dell’ultima prova, quando un carassio da 500/600 grammi, che gli avrebbe fatto vincere il settore agevolmente, si è slamato a pochi centimetri dal guadino dopo un combattimento di alcuni minuti. Al termine è risultato secondo di settore per 110 grammi… e lo Scudetto tricolore è volato altrove!

 

Carlo, prima ancora di parlare di come sei arrivato al podio di Montemolino, una domanda a bruciapelo: ti è passata?

“Un po’ si ma credo che dentro mi rimarrà comunque sempre qualche rimpianto… Arrivare a quel traguardo ti succede una volta nella vita e vederselo scivolare di mano così fa veramente male! Ti assicuro che per alcune notti mi sono svegliato di soprassalto, rivedendo in sogno quella scena dell’amo che scivola via dalla bocca di quel carassio che avevo già a portata di guadino…”

 

Vuoi raccontarmi cos’è successo?

“Il campo di gara di Montemolino è molto bello ma si è dimostrato piuttosto scarso di catture. Dove sono capitato la domenica sapevamo che c’erano da prendere pochi pesci, difficili. Durante quell’ultima gara avevo già messo in nassa un cavedano discreto, un carassio e qualche alborella. Ero tra i primi del settore ed ero concentratissimo. Dietro a me, come sponde, avevo due persone fidatissime ed esperte come Verter Bergonzoni e Simone Farnè, con cui gareggio da anni. A mezz’ora dalla fine riesco ad illamare un carassio che si è dimostrato subito grosso e molto combattivo. Mi sono reso conto che con quel pesce avrei vinto il settore ed ho avuto probabilmente troppa fretta. Per ben due volte ho cercato di guadinarlo da sotto mentre mi passava vicino e per entrambe le volte è ripartito. La terza volta l’amo non ha tenuto…

Ce l’ho ancora davanti agli occhi e credo che l’avrò per molto tempo.”

 

Riassumiamo come sei arrivato a Montemolino…

“Nelle prime due gare avevo fatto due primi di settore, anche con una certa fortuna, debbo dire, visto che nella prima prova di Ostellato ho vinto con un luccioperca da 100 grammi in un settore dove nessuno ha scapottato. In Cavo Lama ho fatto una bella gara, in condizioni meteo difficili, pescando all’inglese, tecnica che in quel campo di gara è abbastanza inusuale. Poi siamo arrivati alle finali di Montemolino. Nella prima prova sono capitato nella zona alta del campo di gara e sono arrivato secondo di settore pescando all’inglese all’inizio e poi a roubaisienne, sul fondo, con il mais, ed ho realizzato una bella pescata di oltre 4 chili. Nell’ultima gara sono stato sorteggiato nell’ultimo settore a valle, dove il pesciolini erano veramente presenti ovunque. Ho pescato prevalentemente a roubaisienne, a galla, ma anche così non ti davano tregua; occorreva stare concentrati continuamente perché ogni mangiata poteva essere quella buona e si doveva ferrare ad ogni segno del galleggiante. Due pesci di taglia comunque li ho presi, mentre il terzo…”

 

Come hai preparato le tue lenze per pescare a galla?

“Si è rivelata una pesca a galla diversa da come siamo soliti fare dalle nostre parti, a Bologna. Pochi pesci di taglia e grande disturbo di queste pseudorasbore fameliche che attaccano ogni cosa cade nell’acqua. Il primo carassio l’ho catturato con un piccolo chicco di mais mentre il cavedano è rimasto attaccato ad un orsetto appuntato a metà corpo. Non c’era comunque un sistema meglio degli altri, occorreva solo stare molto “sul pezzo”, appunto Ho usato dei galleggianti PRO39 di Tubertini da 0.20 a 0.50, montati su una madre lenza del Fluorine da 0.09 mm. Come terminali avevo preparato degli ami del n° 20, sia della serie 30 che della serie 2, legati con 18 cm di PiùPiù dello 0.08. Lo schema della lenza è estremamente semplice, con dei pallini piccoli del n°12 e n° 11 ad iniziare dalla giunzione del terminale a salire, uno ogni cm circa, fino a taratura. La pesca si è svolta circa in 1 metro e mezzo d’acqua, sulla fiondatina di bigattini. Questo si è rivelato un particolare importante: capire bene dove lanciare i bigattini ed avere una fionda giusta per questo uso. Io ho usato la Maggot di Tubertini che si è rivelata ottima e precisa.”

 

E per pescare sul fondo?

“Sul fondo c’era una pesca veramente bella, che richiedeva un appoggio importante, perché presentando l’esca a filo fondo non si trovava quasi nulla. Io ho montato le mia cime con una bandiera abbastanza lunga e delle lenze costruite con una madre lenza del Fluorine dello 0.14 e terminali da 30 cm. dello 0.12 a legare degli ami della serie 15 del 16 e del 14. Ho preparato delle lenze robuste perché la taglia dei pesci sul fondo è buona e quindi volevo stare sicuro.”

 

Mi hai accennato alla pesca all’inglese…

“Si. Io credevo molto in quella pesca, mi piace e il posto si adatta molto bene a questa tecnica. Purtroppo in quel periodo sull’acqua c’erano molte foglie e quindi diventava difficile affondare bene il filo e pescare correttamente. La terza gara l’ho iniziata con l’inglese, appunto, ho catturato tre carassi e persi almeno altrettanti proprio perché il filo mi faceva un’arco sopra le foglie e non riuscivo a ferrare bene, a grande distanza.”

 

Quale pastura avete portato con voi?

“Vista la grande presenza di carassi abbiamo usato la Gold Medal di Tubertini miscelata con della HiPro Carp di Van den Eynde. Come integratore abbiamo messo del Caramel di Van den Eynde.”

 

Ora per te si riaprono le porte del Club Azzurro, nel quale sei già stato dal 2002 al 2004…

“Si, dopo 10 anni sono rientrato nel Club. Non ho ancora deciso se accettare di farlo, visti anche i momenti economici non facili. Il prossimo anno avremo un calendario difficile, con la SuperEccellenza e il Campionato Italiano e l’impegno del Club Azzurro sarà un ulteriore carico… Vedremo.”

 

Montemolino ha debuttato sulla scena nazionale della Pesca al Colpo proprio in questa occasione e per tutti gli agonisti del nord è stata la prima volta. Le tue impressioni?

“Il campo di gara mi è piaciuto, assomiglia un po’ all’Arno ad Arezzo. Purtroppo in molti settori c’era una vera invasione di piccole pseudorasbore (cebacek) che disturbavano veramente tanto l’azione di pesca un po’ ovunque. I pesci comunque sono usciti e quindi occorreva trovare una alternativa valida. C’è stato chi ha pescato con le canne fisse, chi ha tentato con l’inglese oltre che con la roubaisienne, con la bolognese…

Si poteva pescare sia a galla che sul fondo. Peccato per la scarsa omogeneità di catture, probabilmente dovuta anche al periodo e alla siccità.”

 

“Se posso vorrei concludere questa chiacchierata con un ringraziamento a delle persone veramente speciali come i miei compagni di squadra, senza i quali certamente non sarei arrivato fino a lì e senza i quali non sarei riuscito ad ottenere le belle soddisfazioni di questi anni, in tante manifestazioni importanti. 

Voglio iniziare da Paolo Savini, uno dei titolari del negozio L’Hobby di Faenza, ormai un fratello per me, che ci aiuta moltissimo anche dal punto di vista materiale, Riccardo Favalini, che ha la pazienza e la costanza di accudirci con l’organizzazione delle gare di tutti, Simone Farné, l’ultimo entrato nel gruppo ma una bella realtà ed un agonista che avrà un futuro. 

Un ringraziamento particolare, però, voglio farlo a Verter Bergonzoni, che conosco ormai da 30 anni, un grande di questo sport ed al quale dobbiamo gran parte del merito per i risultati che io e Riccardo abbiamo avuto in questi anni. Siamo una gran bella squadra, da anni, perché siamo innanzitutto amici, anche fuori dai campi gara, ed i risultati sono i risultati di tutti. Uno come Verter, che sembra un burbero ed un solitario, in realtà è veramente una grande persona ed un amico vero.”

 

Forse possiamo dire che Verter sia una persona che non si lascia conoscere tanto…

“Si, però chi ha la fortuna di conoscerlo sa che è una persona con la quale puoi stare a chiacchierare per ore e che ti da’ sempre qualcosa. Quando ci dice una cosa non sbaglia mai. Ci lascia fare, anche sbagliare, ma alla fine ha sempre ragione lui; ci sa dare sempre il consiglio giusto e da quando è venuto con noi al GPO siamo riusciti a fare un salto di qualità importante, tutti quanti. E poi è anche un grande chef! A Montemolino ci ha fatto da mangiare, benissimo, per 4 giorni! Grazie.”

 

 

 

Riccardo Favalini – vice campione italiano Pesca a Feeder 2012

 

Riccardo, innanzi tutto complimenti anche a te per questo bel podio che ti proietta tra i più promettenti agonisti del Feeder italiano. Un risultato ancor più strepitoso se pensiamo che solitamente sei impegnato in altra specialità e sei alla tua prima partecipazione…

“E’ vero, ho iniziato quest’anno con il Feeder ad alto livello, la scorso anno avevo partecipato ad un paio di garette tra noi amici, ad Ostellato, ma nulla di importante ed organizzato. Io, solitamente, come Carletto, faccio competizioni di Pesca al Colpo, da tanti anni. Quest’anno, con la mia squadra abbiamo partecipato al Trofeo d’Eccellenza Nord e siamo stati promossi al nuovo Campionato Italiano per Società del 2013. Inizialmente non dovevo neppure partecipare a questo Campionato Italiano, le cui prime prove erano in programma ad Ostellato. Poi i fatti del terremoto hanno scombinato il calendario e le prime due prove sono state spostate in Brian; molti ragazzi del GPO Tubertini hanno partecipato a questa competizione, che abbiamo preso inizialmente come una occasione di stare assieme, in allegria, per un week end ed anch’io mi sono aggregato al gruppo, così, per provare.”

 

E poi?

“In Brian le cose sono andate molto bene, ho fatto due ottimi piazzamenti nelle due gare, sicuramente anche con un po’ di fortuna. Debbo dire che mi sono subito sentito a mio agio con questa tecnica, che ha certamente punti in comune con il Colpo ma anche delle peculiarità spiccate. A favore del Feeder, tra l’altro, anche i costi decisamente contenuti, sia in fatto di attrezzature che di esce e pasture. E in questi momenti questo aspetto non è indifferente. E poi il feeder è molto più catturante rispetto al Colpo e gia dalle gare del Brian ho potuto constatarlo di persona. Solitamente, infatti, nel canale veneto i pesi sono mediamente contenuti mentre in queste due gare per vincere il settore spesso è stato necessario superare i 10 kg. traguardo quasi impensabile nel Colpo.”

 

Ma come ti sei avvicinato al Feeder?

“Nel nostro gruppo di amici, abbiamo la fortuna di avere un campione come Verter Bergonzoni, che dopo aver praticamente abbandonato l’agonismo Colpo si è dedicato a questa specialità con una rinnovata passione che aveva un po’ perso nell’altra tecnica. Essendo spesso assieme a lui, che ha già maturato una certa esperienza anche in questo campo, vista la sua presenza nello staff Azzurro della Nazionale Feeder, sia io che anche gli altri ragazzi del gruppo abbiamo potuto toccare con mano diversi aspetti di questa specialità, che è altrettanto affascinate del Colpo e che ha dei capisaldi tecnici indiscutibili e che debbono diventare patrimonio dell’agonista che voglia intraprendere questa tecnica. Diciamo che con Verter ho avuto la possibilità di bruciare in fretta le tappe dell’apprendimento!”

 

Nei giorni immediatamente successivi alla finale non sono mancate delle critiche, neppure tanto velate, sull’opportunità che agonisti di alto livello della Pesca al Colpo partecipino a gare nazionali di questa specialità. Qual’è il tuo pensiero in proposito?

“Certe critiche, pur rispettandole, non le condivido. Certamente la partecipazione a questo campionato o ad altre competizioni di alto livello della pesca a Feeder, come il Van den Eynde o l’Italiano a Coppie o l’Italian Master ecc. di agonisti che provengono o fanno ancora il Colpo ha ribaltato certi equilibri tra coloro che sono storicamente dediti a questa tecnica. Non si possono però ignorare certi apporti anche da parte di coloro i quali vengono dal Colpo, anche perché, dati alla mano, tra coloro i quali parteciperanno agli stage di formazione della Nazionale ci sono diversi agonisti importanti del Colpo come Minghelli, Govi, Vezzalini. Credo che sarebbe giusto vedere questo apporto come un arricchimento per tutto il movimento del Feeder piuttosto che come una intrusione. Poi non è detto che chi proviene dal Colpo, vedi anche Verter stesso, non possa poi passare al Feeder in pianta stabile o quasi.”

 

Quali sono, secondo te, le differenze tra questi due mondi?

“Io conosco bene l’ambiente del Colpo, molto meno quello del Feeder naturalmente, ma nella mia breve esperienza mi sembra di aver capito che proprio l’approccio alla competizione è differente, più tranquillo, meno esasperato. A livello tecnico i colpisti possono dare molto. Un’altra sostanziale differenza tra i due mondi è la possibilità maggiore di socializzare che il Feeder da’ ancora, visto che si possono affrontare le trasferte, lunghe o corte che siano, andando ancora via almeno in due con una macchina o lo spirito di amicizia e solidarietà che ho riscontrato in questo ambiente. Tutte cose che nel Colpo si sono ormai praticamente estinte.

 

Uno degli aspetti che frenano molti colpisti dal cercare l’avventura anche nel Feeder è la mancanza del famoso e sostanziale contatto con il galleggiante. Cosa puoi dirmi a questo riguardo?

“Per chi viene dal Colpo, fatto in maniera intensiva come lo faccio io, sicuramente questa mancanza colpisce molto. Non vedere l’affondata del galleggiante mi condiziona indiscutibilmente tanto. E’ altrettanto vero che la generale, maggiore capacità catturante del Feeder rispetto al Colpo compensa molto questa mancanza. In definitiva lo spirito che ci anima tutti è catturare il pesce e, in campo agonistico, la sfida sportiva con l’altro e quindi la ricerca del particolare tecnico che ti possa dare il successo.”

 

Rikcy, ora si aprono le porte degli stage…

“Si e ti dico che mi sembra ancora un sogno. Sono anni che cerco di avere un risultato di prestigio nella Pesca al Colpo, magari arrivando al Club Azzurro, ed invece mi si sono aperte delle belle possibilità alla mia prima esperienza con il Feeder… Comunque sono molto contento di essere arrivato sin qui e sicuramente onorerò l’occasione con il massimo dl mio impegno, per me, per i miei amici, per Verter che non mi fa mancare i suoi consigli e per lo sponsor Tubertini, che ci dato una bella mano in questa avventura.”

 

Se domani dovessi scegliere obbligatoriamente tra le due specialità, per quale opteresti?

“Domanda cattiva! Probabilmente oggi sceglierei ancora la Pesca al Colpo.”

 

 

 

                                                                                                                                         Angelo Borgatti