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Intervista al Campione Giuliano Prandi

Intervista al Campione Giuliano Prandi

A distanza di 31 anni, lo Scudetto individuale della pesca al colpo ritorna a casa Prandi: nel 1982 fu Roberto Prandi a fregiarsi dello Scudetto, oggi suo figlio Giuliano della Lenza Emiliana Tubertini rinverdisce quel ricordo…

 

Iniziamo tratteggiando un tuo breve ritratto: chi è Giuliano Prandi?
“Sono nato il 30 marzo 1972 a Reggio Emilia ed abito a Massenzatico, un paesino vicino Reggio. Ho una carrozzeria in società con mio fratello a Bagnolo in Piano e questo mi consente di potermi gestire gli spazi necessari per la pesca. Diciamo che riesco anche a lavorare tra una pescata e l’altra. Fino a poco tempo fa mio padre Roberto mi sostituiva quando io mancavo per le prove. Ora è in pensione e non lavora più. Sono sposato con Morena ed ho una figlia di 7 anni. In passato Morena mi seguiva durante le gare, ora resta a casa e mi accetta con i tempi che la pesca mi lascia.”

Cerchiamo di ricostruire il tuo medagliere personale…
“Posso vantare alcune buone prestazioni a squadre in Eccellenza, quando ero alla Pasquino, con un secondo posto assoluto proprio dietro alla Lenza Emiliana di allora, a Capua. Ho vinto il Club Azzurro una volta ed alcune volte sono arrivato secondo; ho vinto l’argento alcuni anni or sono nel Campionato Italiano proprio ad Umbertide, perdendo l’oro per il peso complessivo. Con Il Vairone ho realizzato un terzo posto in Eccellenza, mentre con la Lenza Emiliana abbiamo vinto il Titolo nel 2008 oltre ad una serie di secondi posti! Con la Nazionale ho vinto una medaglia d’oro a squadre nell’Europeo dello scorso anno ed una d’oro nell’Europeo disputato in Cavo Lama, anche se in quell’occasione non ho pescato ma ero solo riserva. Ho vinto anche un bronzo a squadre ed uno individuale nel Campionato Europeo disputato in Portogallo. Di quell’occasione ricordo ancora il brivido di essere sul podio con due mostri sacri  come Alan Scotthorne e Will Raison!”

Quando hai iniziato a gareggiare e in quali società hai militato nella tua carriera…
“Essendo figlio di un grande agonista come mio è stato mio padre, ho iniziato prestissimo a pescare ed anche a gareggiare. Ho disputato la mia prima gara a 7 anni, tra i pierin pescatori. Allora ero iscritto alla Moby Dick, la società di Massenzatico, il mio paese. Una classica società di paese, alla quale era iscritto anche mio padre. A 16 anni ho partecipato al Mondiale Juniores in Irlanda, dove arrivammo quarti; in seguito la Moby Dick si fuse con la Paco, diventando Paco Moby Dick. Con loro ho disputato le mie prime Eccellenze. In seguito sono passato alla Pasquino di Brescello, una società molto importante, ai vertici dell’agonismo nazionale; alla Pasquino sono rimasto 6/7 anni poi sono passato alla Pesca Sport Ferrara per un anno ed un altro anno l’ho fatto con il Vairone. Da una decina d’anni sono alla Lenza Emiliana Tubertini.”

Hai disputato e terminato un Campionato Italiano da leader indiscusso, terminando con un risultato inappellabile di 4 primi su quattro gare, con un peso totale rilevante, tra l’altro. Un tuo commento sul campionato…
“Credo si possa definire come un campionato molto ben fatto, con quattro gare disputate su campi gara differenti, infatti anche lo stesso Tevere, nei due giorni, si è presentato con due vesti differenti e le gare sono state diverse tra loro. Quindi un campionato completo dal punto di vista tecnico, dove si è pescato con tecniche differenti, pesci differenti. La prima gara in Lama, infatti, è stata una gara impostata sui carassi, in condizioni di livello difficili, dove si poteva pescare sia all’inglese che a galla con la roubaisienne o sul fondo. In Lama, tra gli altri, avevo in settore Marco Manni, un profondo conoscitore del canale, che è stato in testa per buona parte della gara; solo all’ultima ora sono riuscito a rimontarlo e vincere. Il Canal Bianco è stato un campo che ha offerto prevalentemente breme e qualche siluro. A proposito di questa gara sono molto orgoglioso della mia prova, perché avevo un picchetto sulla carta molto sfavorevole, come il 10 del settore iniziale, In quel caso non mi sono fatto influenzare dal sorteggio, ho disputato la mia gara vincendo tra l’altro anche con un ottimo peso. Le ultime due gare, poi, ad Umbertide, sono state prevalentemente a cavedani, pescati però in modo differente nelle due giornate. Il sabato ero nella Strettoia, ed ho pescato prevalentemente con lo Skipper da 0,75 fino a 1,5 grammi, sul fondo, da fermo, per due ore, poi sono passato a cercare i cavedani sulla fiondata, con il PRO103 da 0.30 e 0.50.
La domenica la pescata è stata ancora diversa, sul fondo non mangiava quasi nulla e  dopo 15/20 minuti mi sono messo a cercarli sulla passata, pescando leggerissimo, 0.20/0.30, e fiondando continuamente. In questo modo ho visto tantissime mangiate o semplici tocche. Naturalmente non riuscivo a prenderli tutti e proprio per questo sono stato per tutta la gara in tensione su ogni passata. Al termine sono comunque riuscito a mettere in nassa quasi 4 chili di pesci che mi hanno fatto vincere ancora.
Secondo me è stato un campionato completo tecnicamente. Naturalmente per arrivare in fondo e vincere occorre anche un pizzico di fortuna.”

Hai detto una cosa molto giusta affermando che ognuno i cavedani deve pescarli nella maniera che sente più congeniale. Qual’è il tuo modo preferito, allora?
“Con gli skipper ho fatto una piombatura aperta in circa 60 cm ed un terminale da 40 cm. di Next dello 0.08 con un amo del 20 della serie 30 ben appoggiato sul fondo. Pescando a passare la piombatura era un po’ più chiusa, circa 45/50 cm, il terminale era da 0.07 mm. sempre lungo circa 40 cm. Pescando a passare l’amo era un 22 della serie 29. Pescando a passare preferisco un amo senza ardiglione, che lascia l’esca più vitale, mentre sul fondo l’ardiglione è da preferire perché trattiene meglio i bigattini, che altrimenti tendono a sfilarsi dall’amo.”

I cavedani sono pesci che non si incontri tanto spesso sui campi di gara che frequenti, se escludiamo Peschiera. Occorre anche una certa predisposizione mentale per affrontarli…
“Pescare i cavedani a me piace molto, anche perché è un pesce che ti tiene sempre sulla corda e ti obbliga a rimanere sempre concentratissimo, per tirare su ogni minimo segno dell’antenna. E’ una pesca molto attiva e di grande attenzione. Naturalmente anche i cavedani si possono cercare in diversi modi ed ognuno deve farli nel modo che sente più congeniale. Ho sentito che alcuni li hanno presi con i caster, altri con il verme, fiondando canapa o con il classico bigattno, come ho fatto  io sia il sabato che la domenica.”

Voi Prandi avete un certo feeling con il Campionato Italiano individuale. Tuo padre Roberto l’ha vinto 31 anni fa, tu oggi hai riportato a casa lo Scudetto. Cosa puoi dirmi a proposito di questo ideale passaggio di testimone?
“Posso dirti che mio padre era forse più felice di me, domenica; forse gli sono tornati alla mente quei momenti del ’82 e in questi anni non vedeva l’ora che anch’io potessi vincerlo. Anche lui arrivò secondo, una volta, per ½ punto, come io arrivai secondo, qui ad Umbertide, a pari punti, quando lo vinse Giancarlo Armiraglio e quindi mi mancava questo Titolo, per pareggiare il conto con mio papà.”

Ti ricordi qualche particolare della vittoria di tuo padre di allora?
“Mi ricordo che era una finale in Fiuma ed anche lui vinse con tutti primi; allora erano tre prove. Ricordo che ero dietro a lui, lo seguivo sempre nelle gare importanti, e quel giorno pioveva a dirotto. Io ero in macchina per ripararmi e lo guardavo fare l’alborella. Fu una giornata indimenticabile per me.”

Tuo padre non ti segue, in gara…
“Adesso solo ogni tanto. A parte qualche problema di salute, che lo ha indotto a lasciare quasi del tutto il mondo delle gare, anche quando mi veniva dietro capiva che forse la sua presenza mi innervosiva, perché lui nell’animo era ed  è ancora agonista e non riusciva a trattenersi dal darmi continuamente consigli ed indicazioni che a volte mi distraevano. Lo capisco, perché lui vorrebbe pescare anche quando sta a guardare e non riesce a tacere…”

Lasciamo un attimo in disparte il Campionato Italiano e cambiamo argomento.
Sei fresco reduce dal Campionato del Mondo disputato in Polonia, nel quale sei partito titolare ma hai incontrato delle difficoltà che ti hanno portato ad una prova opaca. A distanza di soli sette giorni vinci lo Scudetto individuale…
“Si, sicuramente in Polonia abbiamo avuto non poche difficoltà e personalmente sabato ho avuto in sorteggio anche un picchetto difficile in una zona molto povera. Anche come impostazione non ero al 100%, alcuni particolari erano da mettere meglio a punto. Come conseguenza ho fatto un risultato brutto. Fortunatamente al rientro sono riuscito a resettare il tutto e mi sono calato in toto nella preparazione di Umbertide. Ed è andata bene!”

Mi sento di poter dire che quando un agonista è di razza riesce anche a calarsi in fretta nella nuova gara...
“E’ fondamentale guardare avanti. Sempre. Quello che si è fatto è fatto.”

Vorrei da te un commento su quelli che, fino a sabato sera, erano i tuoi diretti avversari, ossia Michele Naro e Stefano Corsi…
“Sapevo che Corsi giocava in casa, conosce molto bene il Tevere e di suoi cavedani e li sa prendere, quindi un avversario temibile. Naro so che è molto bravo in questa pesca, i cavedani li sa prendere e lo aveva dimostrato sia nella gara di prova che il sabato. Poi Naro è un pescatore di alto livello, anche lui in Nazionale e quindi molto temibile. I miei concorrenti, comunque, non erano solo loro, c’era anche un certo Ferruccio Gabba, che conosco abbastanza bene, che era proprio lì a ridosso di noi…”

Oltre a questa, qual’è la vittoria che ricordi con maggior soddisfazione?
“Sicuramente la vittoria del Campionato Italiano per Società del 2008, a Peschiera, con la Lenza Emiliana! Una vittoria conseguita dopo un anno di gare preparate assieme con la squadra, che nel nostro caso è molto di più, è un gruppo di amici e quindi maggiormente sentita.”

Parlando della Lenza Emiliana, mi viene una domanda un po’ cattiva, che ho già fatto a Ferruccio in occasione di un’altra intervista: perché in questi anni la Lenza Emiliana ha collezionato tanti, troppi, secondi posti?
“E’ una domanda difficile da rispondere. Forse quando arriviamo all’ultima prova, per paura di sbagliare, non vogliamo forzare o variare troppo le nostre impostazioni e questo ci porta a sbagliare qualcosa; forse siamo troppo prudenti o, concedimelo, anche piuttosto sfortunati, perché spesso abbiamo pagato il prezzo di un episodio singolo che penalizza uno di noi: una carpa presa in extremis, un pesce decisivo slamato a guadino, ecc. A nostro merito, però, credo si possa dire che se guardiamo gli ultimi dieci anni, noi abbiamo lo score migliore in assoluto, perché comunque siamo stati quasi sempre lì sul podio, fino all’ultimo in lizza.”

L’avversario più temuto, quello che non vorresti mai avere in settore…
“Sicuramente Ferruccio Gabba! Per fortuna è in squadra con me, così questo rischio non lo corro! Naturalmente ce ne sono anche altri di molto forti, ma tu mi hai chiesto un nome solo… ”

Il campo di gara preferito?
“Amo la Fiuma ed il Cavo Lama perché sono i canali di casa mia, che conosco da sempre e in cui sono cresciuto. Comunque vado volentieri ovunque, basta che ci sia gara!”

Ti senti più agonista o pescatore? Al di fuori delle gare, riesci ad andare a pescare per conto tuo?
“Certamente mi sento più agonista. Al difuori delle gare, in inverno vado a pescare al mare, da riva. Quello è un momento che veramente mi rilassa, quando sono là, da solo, di fronte al mare.”

Hai un grande amico nel mondo della pesca?
“Certamente i miei compagni di squadra sono miei grandi amici; con loro ci sentiamo quasi tutti i i giorni, condividiamo tantissimi momenti durante l’anno e c’è una confidenza totale.
Poi c’è Franco Galliani, che merita un discorso a parte, perché da anni mi segue in ogni occasione e con il quale c’è un feeling particolare. Franco, da grande campione qual’è stato, ha comunque l’impostazione dell’agonista moderno e in questi anni mi ha dato tantissimo. E’ un ottimo osservatore del settore e sa cosa dirmi e con quale frequenza, senza esagerare, limitandosi allo stretto indispensabile. Quella della sponda è una figura difficile, soprattutto ad alto livello, in cui occorre non solo grande esperienza ma anche una empatia speciale con l’agonista, che deve potersi fidare ciecamente di quello che gli viene detto. La sponda deve seguirti in quello che fai, condividere le scelte fatte e…lasciarti pescare. Con Galliani abbiamo creato una “premiata ditta” che funziona bene e non smetterò mai di ringraziarlo per questo. Ultimamente ci segue anche Roberto Magnani, un amico di Franco, un'altra persona molto competente. Voglio ricordare anche due amici come Mussini Claudio e Munari Claudio, due amici agonisti reggiani che conosco da una vita e sono miei tifosi da sempre.”

Come vogliamo concludere questa chiaccherata, Giuliano?
“Vorrei ringraziare mia moglie Morena e mia figlia, a cui dedico poco tempo a causa dei miei impegni di pesca. E’ solo grazie alla loro pazienza che io posso fare quello che faccio.
Debbo ringraziare mio padre Roberto che mi ha trasmesso questa passione che mi ha dato e mi da tante soddisfazioni.
Voglio ringraziare i miei compagni di squadra per il rapporto che abbiamo creato in questi anni di gare.
Concludo con un ringraziamento speciale a Lele e Glauco Tubertini che hanno creduto in me come agonista e mi hanno dato in tutti questi anni i mezzi ed il supporto per fare quello che ho fatto.”

 

 

 

                                                                                                                                         Angelo Borgatti