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Tubertini Acquadolce
Una Lama veramente “EMILIANA”!

Una Lama veramente “EMILIANA”!

Terzo appuntamento con l’Eccellenza Nord 2011, il 22 maggio scorso: di scena il Cavo Lama a Novi di Modena.
Questo grande campo gara emiliano, che tanto aveva fatto discutere nelle ultime due stagioni per il suo rendimento altalenante, soprattutto nel suo mitico “campo centrale”, quest’anno ha ospitato gli agonisti del massimo campionato nazionale frazionati per metà nel tratto Ponte Ascona-Ponte Ceccona e per metà nel tratto Ponte Ferro-Ponte Samice, due segmenti del canale distanti tra loro e diversi anche come morfologia, che hanno offerto pescate abbastanza distinte tra loro.
Va detto che quella della diversità di impostazione è da sempre una nota comune in questo campo gara, ma quest’anno si sono viste anche approcci alla gara in apparenza opposti l’uno all’altro ma ugualmente paganti, a dimostrazione che la pesca spesso è tutto ed il suo contrario, e l’estro e la qualità del campione emergono quando si deve interpretare correttamente il proprio picchetto e l’andamento della gara.
E l’hanno sicuramente interpretato perfettamente Ferruccio Gabba, Giuliano Prandi, Umberto Ballabeni e Simone Carraro, ossia la grande squadra A della Lenza Emiliana Tubertini, che hanno regolato con autorità tutto il gruppo del girone Nord dell’Eccellenza Colpo, distanziando di 3 pesanti lunghezze i primi inseguitori, un terzetto di formazioni molto forti che hanno totalizzato tutte 10 penalità complessive.
Vincere una gara d’Elite con 7 punti è sempre un risultato molto netto; lo diventa ancora di più in un campo di gara da tutti riconosciuto come molto tecnico e ricco di sfaccettature come questa Lama 2011, che ha offerto, durante le varie prove disputate in precedenza, una buona pescosità ed una discreta uniformità, anche considerando la stagione prossima della frega che porta il pesce ad imbrancarsi per le esigenze riproduttive.
Ho accennato in precedenza alla molteplicità di impostazioni che gli agonisti hanno provato e poi adottato nel corso della gara; per averne un’idea basta leggere le risposte di Ferruccio Gabba alle domande sulla loro gara.

Ferruccio, all’indomani di questa bella vittoria per i colori Tubertini, parliamo innanzi tutto della prima volta dell’Elite in questi due tratti della Lama…
“E’ vero, abbiamo affrontato per la prima volta queste due zone della Lama, che sono abbastanza diverse tra loro. Io e Simone Prandi abbiamo pescato a Ponte Samice-Ponte Ferro, mentre Simone Carraro ed Umberto Ballabeni erano a Ponte Ascona-Ponte Ceccona. In quest’ultima zona la pesca è stata prevalentemente a roubaisienne, sul filo della 13 metri e sul fondo, pasturando con pastura e bigattini in colla e ghiaia, mentre dove abbiamo pescato io e Giuliano, oltre alla pesca a 13 metri, sulla pasturazione e a filo lungo, sullo scivolo della sponda opposta, c’è stata anche una bella pesca corta, con 4/5 pezzi di canna, a filo delle cannette sotto sponda.”

Vuoi parlarci delle lenze che avete preparato per questa gara?
“Come galleggianti abbiamo impiegato i nuovi PRO 105 da 1.5 e 2 grammi, un galleggiante ad ovetto con il filo passante e l’antenna in plastica mediamente grossa, da 1.2/1.5 mm, un galleggiante abbastanza robusto vista l’eventualità non recondita di attaccare delle carpe, anche grosse, che  in caso di slamatura possono danneggiare irrimediabilmente dei galleggianti di concezione tradizionale. Le lenze le abbiamo realizzate con madre lenza del 0.148 del nostro TATANKA e terminali del 0.128 del PIU’PIU’. I nostri ami sono stati un 15 della serie 2 nichelata per i carassi a tutta canna ed un 16 della serie 26 per la pesca corta, con 4/5 pezzi. Le lenze per la pesca corta erano ancora più robuste, realizzate con gli stessi monofili ma nelle misure 0.16 per la lenza madre e dello 0.148 per il finale.”

La geometria delle vostre lenze?
“Noi non usiamo la classica distribuzione di un bulk e tre pallini sotto equidistanti ma preferiamo delle scalatine di piombi. Per un galleggiante da 1.5 grammi, da usare a 13 metri, parto con 3 pallini del 9 distanziati circa 6 cm. l’uno dall’altro, proseguo con altri 3 dell’8, poi 3 del 7, 3 del 6 a salire fino a taratura completa. Naturalmente la distanza tra piombo e piombo decresce rapidamente man mano che ci si allontana dall’asola del terminale. Complessivamente la nostra coroncina misura circa 30/35 cm. Come finali usiamo degli spezzoni da 25 cm. La stessa geometria vale anche per la pesca corta, naturalmente diminuendo la portata del galleggiante, ad esempio uno 0.75g e riducendo proporzionalmente la dimensione dei pallini e la lunghezza totale della coroncina, che sarà di 20/25 cm”.

La vostra pasturazione? So che tu, con la tua grande esperienza, stai mutando un po’ gli orientamenti sul colore degli sfarinati da impiegare…
“Noi abbiamo miscelato un sacchetto di GOLD MEDAL Black ed uno di GOLD MEDAL Brown, impastati con circa mezzo chilo di Tortue di mais precedentemente ammollato. Abbiamo anche incrementato il potere attirante del nostro composto con circa 150 grammi di TOUCHE”.
In relazione al colore hai ragione, stiamo osservando che il pesce sembra prediligere pasture tendenzialmente mimetiche con il fondo, quasi che la macchia chiara che si forma sulla zona pasturata con le pasture chiare possa infastidirlo. Questa miscela che abbiamo usato è un po’ più soffice della gialla tradizionale, più pesante, ed in acque lente lavora molto bene. Durante le prove fatte ci eravamo resi conto che questi pesci gradivano maggiormente la pastura ai bigattini”.

La tua gara e quella dei tuoi compagni…
“Per quanto mi riguarda anche questa volta, dopo il Brian, ho avuto in sorteggio un numero non buono. In Veneto il 2 dell’ultimo settore, oggi il 4, sempre del terminale. Sono partito a 13 metri, poco fuori della punta della canna, circa 1 metro. Con questa banda, in quel tratto, si è già sull’inizio dello scivolo che risale verso la sponda opposta e quindi si arriva ad appoggiare anche un pallino sul fondo. La pesca corta invece andava fatta esattamente sotto la punta della canna, pasturando un po’ più corto, a scodella, con pastura e bigattini morti e pochi bigattini incollati con molta ghiaia, perché lì il fondo degrada verso il largo e quindi la pastura tende a scivolare fuori. Inizialmente ho fatto il fondo con 5 palle medie di pastura e 2 piccole di bigattini in colla a 13 metri, con la scodella. A 4 pezzi ho scodellato 3 palle più grosse e più strette di pastura, per farla lavorare più lentamente nel tempo. Dopo aver raccolto tutto quello che si poteva fuori durante la prima metà della gara, prevalentemente pesci piccoli, sono rientrato sotto e lì c’è stata la svolta della mia gara. Ho alimentato ogni 15 minuti circa con una palla di pastura ed una piccola di bigattini in colla e mi sono entrati dei bei carassi ed anche una carpa da oltre un chilo. Ad entrambe le distanze abbiamo comunque pescato ben appoggiati sul fondo”.

E mancata un po’ la pesca a galla, spesso determinante in questo campo gara…
“E’ vero, questa opportunità generalmente non ha pagato. Probabilmente la temperatura ancora accettabile dell’acqua e la buona ossigenazione mantengono ancora i pesci sul fondo”.

E i tuoi compagni?
“Per quanto riguarda Giuliano, che era nella mia zona, la sua gara è stata tutta a 13 metri. Lui ha risolto trovando una buona taglia quando ha impiegato il mais come esca e fiondandone anche sul galleggiante, sempre ben in appoggio. Ballabeni, invece, a Ponte Ascona, ha trovato una buona taglia quando ha iniziato a scodellare terra e fouillis abbastanza “impongati”, a 13 metri. Come vedi ogni zona e quasi ogni picchetto hanno una storia propria e solo la fantasia e l’estro del pescatore possono fare cambiare il corso della gara. E’ stata comunque una gara molto bella, al di là del nostro risultato di squadra, e molto tecnica”.

Un Cavo Lama che sembra ritrovato…
“Si. Fortunatamente si, e sembra in tutti i suoi campi di gara. Anche nel centrale mi hanno detto che l’A3 ha disputato una bella gara, con bei pesi. Non frenetica come qualche anno fa, ma più tecnica, con le carpe un po’ meno determinanti, non perché non ci siano ma il numero maggiore di carassi, con una taglia molto variabile, riesce in parte a compensarle. Bisogna solo trovare il modo di selezionare la taglia”.

Ma c’è, secondo te, il modo per selezionare la taglia? E qual’è?
“Secondo me il modo c’è quasi sempre. In questo caso era il buon appoggio sul fondo. Una stranezza rispetto al solito è stata che in questa occasione i carassi sembravano preferire la pastura con i bigatti morti rispetto ai soliti bigattini incollati”.

Hai introdotto l’argomento bigattini in colla e ne approfitto per chiedere il tuo metodo ottimale per ottenere un buon risultato…
“Innanzi tutto occorre che le esche siano ben mobili, che abbiano girato almeno un’ora, per farli asciugare bene dall’umidità che accumulano nel sacchetto in nylon. In Lama molto importante è la percentuale di bigattini rispetto alla ghiaia; secondo me una buona dose è una parte di esche in due parti di ghiaia, in volume. Io impiego prevalentemente la ghiaia rossa, sempre per il discorso del minor contrasto cromatico con il fondo del canale già fatto per la pastura. Mescolo tutto a secco, girandolo ben bene, ed inumidisco il tutto gradatamente. A questo punto spolvero di arabica, la nostra RUBBER, pura, che mi rende un incollaggio molto tenace, indispensabile in Lama. Su di un quantitativo di circa ½ litro di esche ed 1 litro di ghiaia  ne basta meno di 1/8 di litro per avere un ottimo risultato”.
                                                                                                                                                         

                                                                                                                                              Angelo Borgatti