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Lo Scudetto di Moreno Ravaglia

Lo Scudetto di Moreno Ravaglia

Dopo due prove di altissimo livello disputate ad Ostellato ed in Cavo Lama, all’ultimo appuntamento per la conquista del Titolo italiano individuale si sono presentati vari atleti con la concreta possibilità di fregiarsi del prestigioso Scudetto.

Teatro della 3^ e 4^ prova il campo mantovano del Fissero.

Il lotto dei pretendenti è numeroso e qualificato, come impone l’importanza della manifestazione. Alla fine ha la meglio Moreno Ravaglia, agonista di punta del GPO Imolese Tubertini, che con una condotta oculata nel corso di entrambe le gare mantovane, ha potuto indossare la maglia con l’effigie del Campione d’Italia. A rendere più difficile l’ultima prova di Moreno il destino beffardo che ha assegnato nello stesso settore, il G, tutti e tre gli agonisti del GPO Tubertini giunti in finale: Moreno Ravaglia, Francesco Minghelli e Riccardo Favalini.  

Tutti hanno un traguardo importante da raggiungere: Ravaglia è in lizza per lo scudetto, Minghelli ha bisogno di un buon piazzamento per confermarsi nel Club Azzurro 2012, Favalini deve vincere per sperare di entrarci, in quel Club Azzurro. 

In queste sfide non ci sono, non ci debbono essere, “giochini” di società. L’importanza dell’evento, i traguardi personali e la sportività lo impongono. Ognuno deve fare le proprie scelte tattiche in relazione al proprio obiettivo, sportivamente, senza badare ad altro.

Oltre a loro, nel settore G della 4^ prova, ci sono altri agonisti di valore, tra cui un “certo” Gianluigi Sorti, che di Titoli individuali ne ha già vinti 4 ed è in lotta per il 5°…

La gara scivola via tra vari colpi di scena e scelte tattiche e tecniche difficili, con il Titolo in bilico fino all’ultimo tra vari pretendenti, ma alla fine, grazie al contributo decisivo di Barbara, la ragazza di Moreno, come mi ha confidato in seguito lui stesso, la maglia con lo Scudetto imbocca la A14, destinazione Imola. 

La scelta giusta, quella di insistere nella pesca “corta”, alla ricerca dei “pescini”, come li chiama Ravaglia in un curioso mix dialettale bolo/romagnolo, senza andare a cercare catture di taglia, tanto determinanti quanto aleatorie nella cattura, l’ha operata, anzi imposta al neo Campione d’Italia, proprio Barbara, che anche in questo caso si è dimostrata una “sponda” formidabile ed attenta.

Alla fine la bilancia mette i tre atleti del GPO Tubertini ai primi tre posti del settore, nell’ordine: Favalini, Ravaglia, Minghelli; Sorti non ha avuto fortuna nella ricerca dei pesci di taglia e finisce settimo. I risultati degli altri settori arrivano rapidi e prima delle 14 Moreno Ravaglia può già pensare al suo primo Scudetto tricolore. 

 

Ho incontrato Moreno, all’indomani della bellissima vittoria, nei locali di PRO FISH, il negozio che gestisce dal 2001 assieme all’amico Lino Spuri Zampetti ad Imola (Bo) per una intervista a tutto tondo, non solo sulle due gare decisive per la conquista del Titolo ma anche per focalizzare meglio il personaggio “Moreno Ravaglia”.

 

Moreno, oggi festeggi il tuo compleanno e ieri ti sei fatto uno dei regali più belli che potessi immaginarti. Diciamo intanto chi è Moreno Ravaglia…

“Esatto, proprio oggi faccio 43 anni!. Ho iniziato a fare agonismo nel 1998, con la SPS Ozzanese di Ozzano Emilia (Bo) dopo aver fatto una decina d’anni di agonismo molto intenso nei carpodromi, con ottimi risultati. Ho iniziato quasi per scherzo, seguendo degli amici che provenivano dal laghetto come me e che già facevano agonismo ad alto livello, nella massima serie di allora, la A2. Nel ’99 feci la mia prima gara con loro, in A2. Era una gara ad Anita, si pescava in maniera similare ai laghetti della mia zona e mi fecero pescare. Da lì il contagio della “malattia”. L’anno seguente feci i Provinciali di Bologna rimanendo fuori dagli Italiani per ½ punto.”

 

Ricordo quegli anni, dal momento che siamo della stessa zona. Facevi parte di un gruppo di amici agonisticamente molto forti, da cui sono scaturiti fior di pescatori tra cui due Campioni Italiani…

“Si, debbo dire che la pesca l’avevamo proprio nel sangue. Con me c’era Claudio Bergami, Campione Italiano di qualche anno fa, suo fratello Fabio, meno famoso ma fortissimo, Andrea Finessi, che ora si dedica ad altre specialità ma che a suo tempo ha bruciato le tappe, Alex Ferri che milita tutt’ora in Elite…”

 

Raccontami delle Società in cui hai militato…

“Sono stato due anni alla SPS Ozzanese. Poi Claudio Bergami ha aperto una sua attività commerciale nel settore e fondò una Società, In Pesca. Partimmo dal Trofeo Regionale giungendo secondi. L’anno seguente passammo in A2, che facemmo per un paio d’anni arrivando anche alle Finali. Poi In Pesca confluì nella SPS Imolese e, con la stessa squadra, passammo a fare l’A2 con quei colori.”

 

In quegli anni hai anche iniziato la tua attività commerciale nel settore, aprendo il negozio PRO FISH, a Imola, con il tuo amico Lino Spuri Zampetti…

“Si, dal settembre 2001 con Lino gestiamo PRO FISH che ci sta dando delle belle soddisfazioni. Imola e zone limitrofe sono un buon territorio, ricco di pescatori che fanno diverse tecniche, sia in acqua dolce che in mare, e il negozio fornisce loro un supporto tecnico in tutte le specialità.”

 

Da allora hai sempre disputato la massima serie con ottimi risultati…

“Si, ho sempre disputato A2 e Trofeo Eccellenza Nord, con la maglia dell’Imolese; dal 2010, dopo la confluenza di questa Società nel GPO Tubertini di Bologna, vesto questi colori. Come risultati mi piace ricordare la bella serie di 5 primi consecutivi del 2004 che mi sono valsi la seconda piazza nella classifica di rendimento che mi ha qualificato al Pasinetti del 2005, che ho vinto. L’anno seguente sono entrato negli Stoppers del Club Azzurro, senza però qualificarmi. Nel 2007 entro nel Club Azzurro dalla classifica degli Italiani 2006, disputata allora ad Umbertide. Da allora sono sempre stato in Club Azzurro, migliorando sempre i miei risultati fino alla terza piazza dell’anno scorso che mi ha aperto le porte della Nazionale 2011. Ho disputato anche alcune volte le Finali del Campionato Italiano per Società.”

 

Nell’ultimo anno una escalation di successi, con l’ingresso in Nazionale, la presenza con la Squadra Nazionale al recente Europeo in Polonia, poi questo bellissimo scudetto, i successi, ancora con la maglia Azzurra, in un travolgente Memorial Paioli e nella sfida Italia/Belgio, in cui hai sempre  pescato, con ottimi risultati. Una annata strepitosa… e non ancora terminata. Parlami di questa tua esperienza recente.

“Guarda, per me è ancora un sogno, il sogno di una vita, su cui ho investito tantissimo tempo, con tanti sacrifici miei e di Barbara, la mia compagna. Assieme abbiamo pensato e scelto di seguire questa strada, aprendo il negozio e dedicando tempo e risorse a questa mia passione. E’ anche un investimento in termini di affetti e programmi di vita. Per fortuna questi investimenti stanno dando dei buoni risultati e i sacrifici stanno producendo i loro frutti.”

 

Parliamo ora un po’ di come sei arrivato a vincere questo Scudetto, materiali che hai usato e le scelte tecniche… 

“Sono arrivato alle prove finali del Fissero dopo la vittoria ad Ostellato in un picchetto poco propizio di un settore terminale allo stacco dei fili, nel Campo Vecchio. In quell’occasione ho usato come pastura la Turbo Classic di Van den Eynde addizionata di terra di somma, abbastanza morbida per fare entrare tutti i pesci possibili, senza distinzione di taglia. Come alimentazione ho dato solo terra di somma, con grande frequenza, per fare una grande macchia e pescarci dentro. L’ultima mezz’ora ho aggiunto qualche bigattino morto che mi ha fatto entrare anche un bel carassio e due breme di taglia. In Lama, invece, lo svaso dell’acqua della settimana precedente mi ha sicuramente favorito, dal momento che in queste condizioni la pescata è quasi a senso unico a galla, una tipologia di pesca che mi piace molto, retaggio della mia esperienza in laghetto. Il settore era molto difficile ed è stato tirato sino alla fine; l’ho spuntata per poco ma ho vinto.”

 

Questa della pesca a galla è una tecnica usata, purtroppo, piuttosto di rado e in pochissimi campi gara, tra cui la Lama, appunto. Vuoi spiegarmi qual’è il tuo schema di partenza in questo caso?

“La lenza è sostanzialmente semplice, con una scalatina di pallini aperta in una ventina di centimetri, un finale da 20 cm. dello 0.09 con ami della serie 2 opaca del 16 e del 18. Come galleggianti per questa pesca io uso la PRO 89 dallo 0.30 allo 0.75, in relazione all’eventuale presenza di vento e a quanto voglio pescare fuori punta, scelta spesso determinante in Lama. Avevamo visto, in questo caso, che una fiondatina di bigattini, ogni tanto, non infastidiva i pesci, al contrario del solito.”

 

Arriviamo al Fissero, dove ti sei presentato in seconda posizione assoluta…

“In Fissero c’erano due possibilità: nel tratto largo si potevano insidiare i pesci di taglia con una pasturazione molto più aggressiva, nello stretto la presenza dei pesci grossi era più aleatoria mentre c’era una buona concentrazione di bremettine da 15/20 grammi, da fare con 5 pezzi di canna.

Sono capitato in entrambe le gare nel tratto stretto, addirittura nello stesso settore. Come pasturazione ho miscelato 3 chili di Turbo Classic con 2 chili di terra di somma, abbastanza bagnata e morbida, da usare sia a 13 metri che sotto, variando solo la consistenza della palla di pastura. Per mia impostazione mentale ho optato di non rischiare nella ricerca dei pesci di taglia ma di raccogliere tutte le plachettine del mio picchetto, pescandole corte, con fouillis in pastura ed innnesco del ver de vase, attendendo che altri facessero dei tentativi ai pesci di taglia. 

Questa scelta l’ho dovuta modificare forzatamente nella prova del sabato, quando, dopo un ora, la gara è stata sospesa a causa di un temporale fortissimo che metteva a rischio l’incolumità dei concorrenti. Fino all’interruzione, stavo andando molto bene con le bremine, ma alla ripartenza dopo l’interruzione i pesciolini a quella distanza non c’erano più ed ho dovuto inventarmi la stessa pesca ma a 13 metri, in condizioni naturalmente diverse. Fortunatamente è andata bene, sono stato fortunato avendo trovato anche qualche pesce di taglia maggiore. La domenica sono nuovamente partito corto e i pesci hanno risposto bene da subito. Solo verso la fine della prova ho avuto la tentazione di uscire all’attacco, ma per fortuna Barbara, la mia ragazza, mi ha tenuto a freno!”

 

Le tue lenze per queste prove nel Fissero?

“Avevo preparato dei PRO 78 da 1, 1.5, 2 e 3 grammi per fare i pesci, a 13 metri, realizzate con un bulk a 45/50 cm. dall’asola e tre pallini dell’8 o del 7 equidistanti fino all’asola del finale, 30 cm di Fluorine dello 0.08/0.09 per la pesca a ver de vase; per l’innesco dei bigattini avevo preparato due punte con 1 e 1.5 g, con fili ed ami più piccoli. Come ami uso sempre della serie 2opaca, del 16 per la partenza e il ver de vase, del 18 e del 20 per il bigattino o i momenti difficili.

Per la pesca corta avevo preparato delle lenze piuttosto pesanti, da 0.50/0.75 ed 1g. Avevo visto che era importante essere veramente a filo fondo, con la lenza stesa bene, preciso e veloce ad entrare in pesca. Sono partito con 1g. e praticamente è stata la lenza che mi reso di più.”

 

 

Come abbiamo detto tu vieni dalla pesca nei nostri laghetti, generalmente sinonimo di lenze leggerissime ed estreme. Questo tuo background ti è servito quando sei entrato nel mondo delle gare diciamo “normali”?

“L’agonismo di calendario, naturalmente, è altra cosa rispetto a quella realtà, ma una certa tecnica mi è venuta utile diverse volte. La scorsa stagione, ad esempio, nella prova di Club Azzurro a Covato, ho pescato con 4 pezzi di canna, un sistema a me molto congeniale, visto che l’ho fatto per 10 anni nei carpo dromi, e la mia velocità di esecuzione è certamente migliore rispetto ad altri che non lo hanno mai fatto o quasi. In una finale degli Italiani ad Umbertide sono andato molto bene pescando le carpe filo fondo con il mais ed un galleggiante da 0.05g. La pesca a galla che ho imparato nei laghetti me la porto dietro in tutte quelle occasioni in cui si possono trovare queste condizioni. Quando ho vinto il Pasinetti ai laghi di Faldo, la mia abitudine ad usare lenze da 0.10/0.20g. mi ha aiutato moltissimo rispetto alla maggioranza che usava lenze da 0.50/0.75 o oltre. Molto importante è stata per me anche l’esperienza maturata con la pesca nei nostri fiumi, il Santerno, il Ronco ecc. che sono tutt’ora la mia valvola di sfogo, appena posso.”

 

Nella pesca corta occorrono alcune accortezze per fare “vivere” la lenza nel modo giusto. Vuoi parlarmene?

“Hai ragione. Anche in questa pesca occorre personalizzare l’azione a seconda delle proprie caratteristiche e convinzioni. La mia geometria di piombatura è sostanzialmente molto raccolta, bassa, con un finale corto da 15/18 cm. L’azione di presentazione deve essere assolutamente verticale, appoggiando il galleggiante in acqua con delicatezza, quasi appoggiato. Anche l’innesco del ver de vase riveste molta importanza e per me il migliore è assolutamente quello trasversale.”

 

In una lunga chiacchierata come questa, mi sembra giusto chiederti i nomi di qualche agonista che è stato importante per la tua formazione e perché?

“E’ una domanda difficile ma proverò a risponderti. Sicuramente il gruppo iniziale di amici con i quali andavamo a pescare, 20 anni fa, e con il quale ci siamo divertiti e vinto veramente tanto. Tra questi non posso non menzionare Fabio e Claudio Bergami, quest’ultimo Campione Italiano qualche anno fa, un autentico talento naturale, che mi ha insegnato a seguire il mio istinto. Claudio non è un garista (se mi legge si arrabbierà!), Claudio è innanzi tutto un pescatore, un istintivo. Ha vinto un’Italiano non con la preparazione estrema ma con l’estro del pescatore nato e per me è una grandissima cosa. Entrando in Club Azzurro, poi, ho avuto la possibilità di diventare amico ed andare a pescare con Stefano Bosi, altro grande bolognese, e prepararmi con lui. Stefano è un professionista serissimo oltre che un grande campione. Da lui ho appreso la parte che non potevo imparare dai fratelli Bergami, cioè la precisione, la meticolosità, la cura nella preparazione della gara, la disciplina. Frequentando poi i campioni della Lenza Emiliana ho avuto l’opportunità di questo ulteriore salto di qualità che mi ha portato alla Nazionale ed al Titolo Italiano. Ferro mi ha fatto capire che con le breme uno dei segreti è la metodicità di posare la lenza sempre nello stesso punto, nella stessa maniera, curando sempre l’innesco, senza fretta ma con continuità e regolarità. Da lui, oltre che tante sfumature tecniche, ho cercato di imparare la calma nell’affrontare una competizione importante: vederlo sempre tranquillo, anche quando perde un pesce determinante, mantenendo la precisione dei movimenti e la lucidità, è stato un grande insegnamento.”

 

Tre anni fa hai fatto una certa promessa a Barbara. Oggi credo ti abbia presentato il conto…

“Credo proprio di si! Allora le promisi che se avessi vinto il Campionato Italiano individuale l’avrei sposata. Oggi è successo e non posso più tergiversare e naturalmente lo farò, prossimamente, con grande piacere!” 



                                                                                                                                              Angelo Borgatti