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Tubertini Acquadolce
Un uomo, una leggenda

Un uomo, una leggenda

Una lunghissima chiaccherata con un uomo che, a soli 44 anni, è da anni una leggenda del nostro Sport che si perpetua con impressionante regolarità.

Ne esce il ritratto innanzitutto di un uomo, con le sue debolezze e le sue genialità, semplice e disponibile, che unisce il moderno pragmatismo ad una sensibilità insospettata… 

 

Uno stratosferico 1,87 nel 2011, miglior risultato del quinquennio 2007/2011 dopo il fantascientifico 1,74 del 2009, ed una incredibile media di 2,20 negli ultimi cinque anni, hanno portato alla proclamazione di Ferruccio Gabba Mister Rendimento Nord 2011, titolo simbolico ma non troppo che appende nella propria bacheca personale per l’undicesima volta nell’arco della carriera. 

Questa classifica individuale, redatta dal grande Stefano Bastianacci tenendo conto dei risultati conseguiti nelle varie gare del Trofeo d’Eccellenza e delle finali del Campionato Italiano per Società, giustamente parametrate alla difficoltà di ogni campionato, si può giustamente dire che definisca il miglior agonista in senso assoluto, visto l’alto numero di dati presi in considerazione ed è giustamente presa a riferimento per valutare il merito agonistico di ogni garista. 

Entrare a far parte di questa graduatoria è già di per se una importante soddisfazione, raggiungere la magica prima serie un obbiettivo alla portata di una cerchia ristretta mentre la vetta è il miraggio di ogni agonista. 

Ferruccio Gabba, in questi suoi primi 25 anni di agonismo ha mantenuto una costanza di rendimento impressionante. 

In una carriera costellata di successi come quella del campione reggiano, da quasi 20 anni colonna inamovibile della Nazionale e leader indiscusso della Lenza Emiliana Tubertini da almeno tre lustri, la componente fortuna ha giocato un ruolo veramente minimo, pressoché nullo, a meno che non vi si vogliano ascrivere le grandi doti naturali, innate, del campione. 

Iscrivere il proprio nome più volte al vertice di questa graduatoria equivale ad entrare nella leggenda dell’agonismo Colpo del nostro Paese. E Ferruccio di questa leggenda è già protagonista da tempo.

 

Ferruccio, dopo aver conseguito il titolo di Mister Eccellenza 2011 e vice Amo d’Oro 2011, sei appena stato eletto, per l’undicesima volta, Mister Rendimento nella Pesca al Colpo, ossia sei stato l’agonista che ha realizzato la media di risultati più bassa, considerando tutti i piazzamenti nelle maggiori competizioni nazionali in un arco di cinque anni. Sei conosciutissimo, naturalmente, nell’ambiente per le tue caratteristiche sportive e i risultati conseguiti in una carriera lunghissima, ma sicuramente lo sei meno, per il grande pubblico, per i tuoi aspetti umani. Cerchiamo, allora, di indagare un po’ nella tua vita, per capire com’è l’uomo Ferruccio Gabba…

 “Sono nato nel’68, in provincia di Reggio Emilia. Ho frequentato l’Istituto Tecnico Agrario con l’obiettivo di proseguire l’attività di mio padre, che ha una azienda agricola. Poi, la mia passione mi ha portato ad intraprendere un’altra strada e… eccomi qui.

Sono sposato con Simona ed ho due figli maschi di 16 e 9 anni, che giocano a calcio. Ho iniziato a pescare prestissimo, nei canali della bassa padana, portato da mio padre. Fino a qualche anno fa, oltre alla pesca non avevo nessuna passione; ultimamente, grazie ai miei figli, mi sono avvicinato al calcio giovanile, che a questi livelli è ancora uno sport bellissimo, integro, pulito. Come passione, a cui purtroppo dedico poco tempo, ho quella della Natura e la sua osservazione in generale, il comportamento degli animali, i fenomeni naturali. Se potessi trascorrerei ore ad osservare la schiusa di un insetto, il modo di comportarsi di un gatto o di un coniglio, la vita che c’è in un corso d’acqua… ”

 

La vittoria che ricordi con maggior piacere…

“Sicuramente il primo Campionato del Mondo a cui ho partecipato, nel ’93 in Portogallo. Avevo 25 anni e mi ricordo l’emozione di pescare in Nazionale con personaggi del calibro di Trabucco e Barbetta. Con me c’erano Luigi Sorti, esordiente come me, e Umberto Ballabeni, alla sua seconda esperienza ma alla prima come titolare. Ci sentivamo un po’ reclute tra i veterani e le aspettative erano relative perché gli anziani temevano l’effetto emotivo della prima volta. Alla fine noi burbe terminammo il Mondiale nelle prime posizioni individuali e vincemmo anche il Mondiale!”

 

Tuo padre, Maurizio, è stato un grande di questo sport, più volte Azzurro e campione del Mondo a Strasburgo. Essere figli d’arte cosa significa nel nostro sport?

“Nei primi anni i vantaggi sono stati enormi, sicuramente. Quello che mi ha insegnato lui è stato tantissimo e mi ha permesso di guadagnare moltissimo tempo. Se avessi dovuto imparare tutto da solo ci avrei impiegato chissà quanti anni. In certe occasioni, all’inizio, poteva essere anche una presenza ingombrante, perché era lui che dettava la strategia della gara e le impostazioni. Ai miei esordi ad alto livello abbiamo pescato assieme, all’Oltrarno di Firenze, per diversi anni ed era lui che determinava le scelte ed io mi dovevo adeguare. Questo “condizionamento” è durato per diverso tempo, almeno fino a quando lui ha gareggiato ad alto livello; debbo ammettere, comunque, che tantissime volte siamo stati in sintonia nelle decisioni. Ora, naturalmente, lui mi da’ sempre una grossa mano ma il suo è un ruolo più defilato, ovviamente.”

 

Tu hai iniziato giovanissimo a gareggiare, anche ad alto livello. Vogliamo rammentare le Società in cui hai militato?

“Il mio primo sodalizio è stato la Pennelli Cinghiale di Boretto, che purtroppo ora non esiste più. Con loro ho iniziato disputando le gare dei Pierin Pescatori e qualche gara minore. Sono poi passato alla Pasquino di Reggio Emilia, con i cui colori ho disputato la mia prima gara di Eccellenza, a 15 anni, nell’83. La ricordo come se fosse stata ieri: eravamo a Firenze, al Cimitero, e a spalla avevo un certo Adriano Fumagalli, un mostro sacro! Si pescava con le canne fisse e le barbarine, a cavedani. Ricordo che ne presi uno, piuttosto bello, che, per l’emozione, mi cadde di mano e finì in acqua! Riuscii comunque a fare il quarto con alcuni cavedani, battendo il grande Adriano. E tutt’ora, quando ci vediamo, me lo ricorda ancora!

Dopo qualche anno alla Pasquino, nell’88/89 passai all’Oltrarno con mio padre, a quei tempi al vertice della sua carriera. Pescavamo in squadra con Renzo Tinarelli, di Bologna, ed Andrea Collini. Sono rimasto per sei stagioni a Firenze, poi, nel ’95, sono approdato alla Lenza Emiliana.”

 

Probabilmente siete stati tra i primi ad “espatriare” fuori provincia. Sino a quegli anni l’agonista tendenzialmente rimaneva ancorato alla propria città o al proprio territorio. Voi avete rotto questa tendenza…

“Hai ragione, probabilmente siamo stati dei precursori in questo senso. Eravamo agli albori del passaggio da un agonismo dilettantistico ad una sorta di simil professionismo. Il termine forse è un po’ eccessivo ma può rendere l’idea. Dopo un paio di stagioni Tinarelli smise ed arrivò all’Oltrarno un personaggio del calibro di Verter Bergonzoni… Ricordo con molto piacere quegli anni, in cui vincemmo parecchio. Nel ’94, poi, mi sono sposato e nel ’95 sono passato alla Lenza Emiliana.”

 

Quando arrivasti a Bazzano avevi già un contratto di collaborazione con Tubertini o eri solo un agonista?

“Per i primi 5/6 anni fui solo un’agonista. In quegli anni alla Lenza c’era ancora Giampiero Barbetta, con il quale ho pescato fino alla fine degli anni ’90 circa.”

 

Agonisticamente ti consideri un metodico o un istintivo?

“Sicuramente un metodico. Per me la preparazione di una gara è estremamente importante. Generalmente provo molte soluzioni e quando decido una impostazione quella rimane, per tutta la gara. Molto difficilmente cambio le mie decisioni durante lo svolgimento della gara. Cerco di capire prima quello che è giusto fare, piuttosto che decidere d’istinto durante la competizione.

Esistono tanti pescatori istintivi, anche di altissimo livello. Il primo che mi viene in mente è Umberto Ballabeni, mio compagno di squadra. Lui la gara la decide spesso durante la gara stessa, in base alla sua evoluzione. Ritengo che Umberto sia uno dei più grandi pescatori istintivi che io conosca; le prove per lui hanno valore relativo, lui sente quello da fare durante. Io sono diametralmente opposto a lui come mentalità. Io cerco di pianificare ora per ora la mia gara, in relazione a quanto ho visto durante le prove, al comportamento dei pesci, al tipo di pasturazione, alle esche da impiegare. Solitamente poi mi tengo una alternativa. Siamo arrivati ad un livello tale, ormai, che se devi impostare durante la gara la tua strategia, quasi sempre sarai perdente rispetto a coloro che hanno fatto le scelte giuste sin dall’inizio. Fino a qualche anno fa forse riuscivi a girare una gara nata male, oggi se sbagli l’impostazione  non recuperi più.”

 

Questo forse va a discapito dell’istintività del pescatore, del suo senso dell’acqua…

“Probabilmente si, ma la pesca agonistica sempre più è paragonabile agli altri sport: se non fai programmazione, se non hai una organizzazione tecnica e una preparazione adeguata, anche fisica, difficilmente puoi arrivare ad alti livelli.”

 

Vuoi dirmi che ti sottoponi anche ad una preparazione atletica per affrontare l’annata agonistica? Arriveremo ad avere anche un preparatore atletico, almeno nelle squadre di alto livello?

“Fino a qualche anno fa non avevo alcun problema. Negli ultimi anni, anche per l’insorgenza di qualche acciacco a livello di articolazioni, durante l’inverno faccio un po’ di allenamento. Nell’inverno, quando si pesca meno, anche il tono fisico un po’ cala, quindi è necessario rimettersi un po’ in sesto per affrontare poi decine di gare che sono impegnative anche fisicamente. Non credo che si arriverà fino al preparatore atletico ma ti posso assicurare che sempre più la preparazione fisica conta e conterà anche nella pesca, soprattutto in certi tipi di manifestazioni. Se pensi che in una finale di campionato italiano o in un mondiale si è sottoposti ad uno stress psico fisico per almeno tutta la settimana precedente, puoi capire come l’integrità fisica e psicologica siano determinanti per avere la concentrazione giusta per capire le strategie migliori da mettere in atto ”

 

Esiste uno stress da troppa pesca per chi è ai tuoi livelli?

“Certamente! Non saremmo normali se non lo sentissimo. Personalmente il mio affaticamento maggiore è determinato dalla lontananza dalla famiglia. Normalmente si pensa che il praticare la propria passione come lavoro sia esclusivamente gratificante, ed in parte sicuramente lo é. Ma io spesso debbo stare lontano dalla famiglia per tempi molto lunghi, in certi periodi dell’anno, dedicando tutti i fine settimana alla pesca, fine settimana in cui mia moglie e i miei figli sono liberi. In questi periodi spesso riesco a vederli ogni tanto la sera, per poco tempo, e non è certo la condizione migliore per un padre. Certo la mia è una scelta di vita, è il mio lavoro, che mi da tante altre soddisfazioni, ma sotto quest’aspetto le rinunce sono tante e pesanti. Nel corso dell’inverno, poi, a gare ferme, cerco di recuperare dedicando loro il maggior tempo possibile ma non è sempre sufficiente, perché anche questo non è mai un tempo completamente morto, visto che vi sono da curare altre cose come fiere, presentazioni, scelte dei materiali, gare di rappresentanza all’estero, ecc.”.

 

Cambiamo argomento. Tu sei sicuramente un campione del nostro sport e il recente, ennesimo “Mister Rendimento” lo dimostra. Ma per te, cosa vuol dire essere un campione, cosa identifica un campione, in qualsiasi sport?

“E’ una domanda difficile. Per me il campione è colui che riesce ad essere accettato dal gruppo di cui fa parte, nel nostro caso dal popolo degli agonisti, come uno del gruppo, uno di loro, indipendentemente dai risultati che ha ottenuto. Quando si ottengono risultati importanti, all’interno di un gruppo si può essere vissuti in almeno due modi: o con antipatia perché si presuppone che si siano conseguiti solo per fortuna  o come persone da ammirare ma irraggiungibili, lontane. Il campione vero è quello che, nonostante i risultati che ha ottenuto, riesce a rimanere sempre al livello umano di tutti gli altri, uno del gruppo.”

 

Sei da anni in club di altissimo livello, che riuniscono pescatori di varie provenienze geografiche. Ma in club di questo spessore esiste una vita di squadra, il senso della squadra o è un utopia?

“In un team di club deve esserci vita di squadra! A qualsiasi livello. Tanto più se il livello di competizione è alto. Secondo la mia esperienza, se non c’è affiatamento e condivisone, non solo in tema di pesca, non si possono ottenere buoni risultati in maniera continuativa. Ritengo che i tanti risultati che abbiamo ottenuto in questi anni siano innanzitutto dovuti al buon rapporto che esiste tra di noi. Se in una squadra non ci sono amicizia e piacere dello stare assieme, anche se i componenti sono tutti fortissimi difficilmente quella squadra potrà ottenere risultati importanti con continuità.”

 

L’argomento squadra porta inevitabilmente a pensare anche alla Nazionale, di cui sei un pilastro ormai dal ’93. In tanti anni hai visto tanti cambi di gestione e di mentalità: in meglio o in peggio?

“E’ vero, in quasi vent’anni ci sono state varie vicende anche a carico della Nazionale. Certamente posso dirti che una delle gestioni migliori tra quelle che io ho vissuto è quella attuale. Negli ultimi anni stiamo ottenendo dei risultati importanti innanzitutto perché Rudy, prima ancora che C.T. è un agonista di alta qualità e sa cosa significa affrontare competizioni di questo livello. Corro il rischio di sembrare presuntuoso ma ti assicuro che, se non si è mai provato e vissuto cosa voglia dire partecipare ad un Mondiale o un Europeo, non si può capire cosa significhi e che carico di responsabilità ci sia. Io rispetto tutte le opinioni che sono state dette e scritte in relazione a questo argomento e, in linea di principio, posso anche condividere in parte certe tesi su di una maggiore apertura della Nazionale ad un numero maggiore di agonisti, ma è altrettanto vero che il tenore tecnico di queste manifestazioni si è talmente alzato che se non dai sempre il 110% di quello che puoi dare, non arrivi mai. E’ un argomento spinoso, sempre. Come hai scritto anche tu in passato, è una scelta di indirizzo che la Federazione deve fare, che ha fatto. Quest’anno è stata fatta un’ ottima scelta, ossia di far pescare all’Europeo una Nazionale composta da agonisti diversi da quella del Mondiale, per dare un giusto ricambio e permettere ad altri di fare esperienza diretta, sul campo. Io mi sono messo a disposizione per fare da aiuto ai ragazzi in caso di bisogno.”

 

Vuoi dirmi che ti vedremo fare “la sponda” a qualcuno o cuocere gli spaghetti nella famosa cucina da campo azzurra?

“Certo. Anzi, con Andrea Fini ci siamo resi disponibili ad andare sul campo di gara con il furgone e tutte le attrezzature necessarie, mentre i componenti la Nazionale ci raggiungeranno poi in aereo. Questa è una cosa in cui credo tanto, veramente. A me la Nazionale ha dato tantissimo, dal punto di vista sportivo ed umano, ed io per la Nazionale cercherò di fare tutto quello che mi viene richiesto.”

 

Dalla Nazionale alla Federazione. Il 2012 è l’anno che ci porta alle elezioni nazionali. Una richiesta ai nuovi dirigenti che affronteranno il prossimo quadriennio…

“Posso parlare solo per gli aspetti della Federazione che conosco meglio, le Acque interne e l’agonismo Colpo. In questo ambito mi sento di consigliare di curare maggiormente la base di questo sport, i campionati non di vertice, perché qui c’é la maggioranza numerica dei praticanti, quella che crea il maggior movimento.”

 

Tornando ad argomenti tecnici, vuoi dirmi qual’è la tua tecnica preferita e quella dove ti senti meno forte?

“La preferita sicuramente la roubaisienne, quella che si usa maggiormente oggi. Quella che amo meno è la bolognese, in fiume.”

 

Ho avuto occasione di osservarti diverse volte in competizioni molto importanti, e l’impressione che dai è quella di essere lento, tranquillo, salvo poi dimostrarti terribilmente efficace anche in competizioni frenetiche. Una per tutte: nel famoso Europeo della Lama, che vinceste davanti all’Inghilterra in due giorni al cardiopalmo, dove si dimostrò vincente la pesca corta con 5/6 pezzi di canna, pasturando a coppetta continuamente, molto preciso e macinando pesci su pesci, nella prova del sabato ti osservai per molto tempo e davi l’impressione di essere, appunto, lento, mai frenetico. Alla fine, nonostante la tua calma apparente, terminasti la gara sfiorando le 200 catture…

“Mi ricordo bene quelle due gare. Ma forse ti stupirò dicendoti che io non voglio essere frenetico, mi impongo di non esserlo. Quasi sempre la frenesia ci fa sbagliare qualcosa; meglio impiegare qualche secondo in più nel fare ogni cosa che occorre, dall’innesco alla pasturazione alla calata dell’esca. E’ una esperienza che mi è derivata dalle mie prime gare, quando ancora si pescavano le alborelle, durante la quali mi resi conto che l’arma vincente non era la velocità pura ma il ritmo giusto, la metodicità e la regolarità della sequenza dei movimenti da fare, sbagliando il meno possibile. Il semplice gesto dell’innesco, ad esempio, in apparenza può far pensare ad una perdita di tempo, ma un innesco curato bene ti consente di mantenere un ritmo di catture costante, che al termine è vincente nell’arco delle tre ore; così è per la pasturazione e per le altre fasi della gara.”

 

Hai avuto o hai qualche idolo/punto di riferimento in questo sport?

“Si. Nei miei primi anni di gare il mio riferimento è stato certamente Giampiero Barbetta. A quei tempi lui era al top della sua carriera e quando sono arrivato alla Lenza Emiliana da lui ho imparato ad impostare la gara, ad avere un metodo. Sotto quest’aspetto lui era quasi maniacale. Oggi il mio idolo è Alan Scotthorne, senza dubbio. Vederlo pescare è un autentico spettacolo. Nell’arco della gara lui non fa mai nulla che non sia il massimo che si possa fare in quel momento. In una gara di tre ore Alan rende al massimo… tre ore!”

 

Tornando al tuo lavoro, vuoi dirmi le tue mansioni all’interno dell’Azienda, oltre che essere uomo immagine del brand Tubertini per la Pesca al Colpo?

“In Azienda seguo lo sviluppo dei materiali per quanto concerne l’agonismo, principalmente il Colpo ma non solo. Si è creato un bel gruppo di lavoro, giovane e motivato, che sviluppa la ricerca sui materiali di carbonio e derivati per lo sviluppo delle canne e la mia esperienza serve a testare e a dare indicazioni in questo senso. Seguo la nostra produzione interna di galleggianti per l’agonismo, ideando le nuove serie o modificando quelle esistenti, per stare al passo con le nuove esigenze. In generale poi collaboro nella scelte di tutti gli articoli indirizzati a questo settore: ami, fili, mulinelli ecc.”

 

Si può essere leader anche in uno sport individuale come la pesca?

“Se per leader intendiamo colui che funge anche da traino della squadra, allora direi proprio di si. In ogni squadra ci deve essere un leader, perché ci deve essere qualcuno che prende le decisioni finali, altrimenti si genera solo confusione. Come d’altronde in ogni organizzazione.”

 

Una domanda cattiva: da diversi anni arrivate sempre lì, ad un pelo dal Titolo, ma arrivate secondi. Cosa vi manca per ricucirvelo addosso questo benedetto Scudetto?

“Sinceramente non ti so rispondere. Me lo sono chiesto molte volte anch’io, come potrai immaginare. Non è solo il caso di quest’anno, con l’Oltrarno, ma in generale di questi anni. Una considerazione che mi viene spontanea è che noi, per poter vincere il Titolo italiano, non possiamo permetterci di sbagliare nulla, mai. Negli ultimi dieci anni abbiamo vinto un Campionato Italiano per Società ma ho in bacheca sette, dico sette, medaglie d’argento! Ma quello che colpisce è che non perdiamo sempre dalla stessa formazione: ci sono state l’Oltrarno, la Castel Maggiore, la Ravanelli, i Longobardi, Bastia ecc. ma noi siamo sempre stati lì. La Lenza Emiliana praticamente è sempre stata in corsa sino alla fine, ma questo Scudetto ci sfugge sempre per un soffio! Potrei elencarti tanti fatti quasi unici nel loro genere, che hanno condizionato il nostro risultato finale: una carpa negli ultimi minuti nel 2005 o un sorteggio maledetto come quest’anno nella seconda gara in Fissero, o ancora una carpa, nel 2010 a Peschiera, che mi rompe addirittura il dacron con cui avevo fissato l’elastico… Quello che brucia di più è che perdiamo sempre per delle incollature. Un punto, uno e mezzo su di un campionato lungo e difficile come il nostro sono veramente poco ma a noi capita. Con questo non voglio cercare scusanti, anzi. Sicuramente facciamo noi degli errori; per mia natura io sono molto critico nei miei confronti e anche quando vinciamo cerco di analizzare gli errori che abbiamo fatto per migliorarli; io la gara perfetta non la faccio mai. Tornando al 2011, io ritengo che abbiamo fatto una serie di gare di finale veramente buone e ben preparate, tra le migliori degli ultimi anni, però siamo arrivati secondi… Sicuramente ci sono stati errori nostri, anche solo delle superficialità forse, ma noi le paghiamo sempre duramente, alla fine.”

 

Come hai detto tu, in questi anni sono cambiati gli avversari da battere ma la Lenza Emiliana c’è sempre stata. Cosa significa questo?

“E’ vero. Significa che come organizzazione, come struttura è una delle prime in Italia, che si sa organizzare, che si sa sempre rinnovare e penso che, senza presunzione, abbia ottenuto meno di quello che si sarebbe meritata, per l’impegno e gli sforzi profusi dall’Azienda e da noi pescatori.”

 

Quanto contano, in percentuale, l’elemento tecnologico, l’elemento umano e il fattore “C” nel nostro sport?

“L’incidenza dei materiali, nella loro globalità di canne, terre, pasture, ami ecc, ha una importanza determinante, almeno del 40%. Occorre poi fare una precisazione sui materiali: non si tratta tanto di materiali migliori in senso assoluto, quanto di materiali più idonei in quella situazione, su quel campo di gara. E qui entra in gioco la componente umana, la capacità di fare questa disamina, anche in relazione alla propria esperienza, alla propria attitudine e al proprio istinto. Nella pesca non si valutano le prestazioni come la velocità in una corsa a piedi o in auto, o la resistenza in una maratona, ma il risultato di una gara è legato moltissimo alla capacità di capire cosa e come fare meglio alcune cose per avere più catture. E’ una distinzione importante e questa componente umana per me vale almeno il 50%. Io nella sfortuna credo relativamente. Quasi sempre i fatti sono frutto di nostri errori o valutazioni sbagliate. E’ così anche nella pesca e quindi questa componente è veramente minima; in una gara singola ci può essere il fatto che determina un risultato fortuito, ma nell’arco di un campionato intero chi pesca meglio, vince. Punto.”

 

Quanto contano le tue opinioni negli assetti delle formazioni della Lenza Emiliana?

“Sicuramente negli ultimi anni contano, contano molto. Naturalmente mi confronto con l’Azienda, con Glauco (Tubertini) per quanto riguarda la composizione delle squadre.”

 

Qualcuno, in passato, ha opinato sulla tua presunta difficoltà emotiva in taluni momenti…

“Si è vero, forse è un mio limite. Negli ultimi anni ritengo di aver acquisito una maggior sicurezza, anche a livello internazionale, sicurezza che deriva dai risultati, naturalmente. In passato, soprattutto in Nazionale, ho avuto dei momenti di minor rendimento, su cui mi sono interrogato molto. Ottenere dei brutti risultati, poi, toglie sicurezza e fiducia in se stessi. Ultimamente debbo essere molto grato a Rudy, con il quale mi sono confrontato molto su questo argomento e che mi ha aiutato molto su questo versante.”

 

Ci sono gare in cui ti senti sicuro “di arrivare” ed altre in cui sai che “non arriverai”?

“Certamente, anzi quasi sempre. Ci sono occasioni in cui sono sicuro di far bene. Ostellato, quest’anno, è stata una di quelle. Se volevo prendere un pesce, lo prendevo; sempre. Ci sono state occasioni in cui mi sono trovato davanti un sacco di strade da percorrere e non sapevo quale imboccare. Questo è il segnale che non arriverai mai!”

 

L’occasione sportiva mancata che ti “brucia” di più…

“Sicuramente la mancata vittoria di un Titolo mondiale a livello individuale, perché le occasioni le ho avute. Non tanto quest’anno, perché ritengo di aver fatto due ottime gare, in cui ho dato il massimo che si potesse fare e quindi sono contentissimo del terzo posto individuale. Ho avuto invece due/tre occasioni in cui, se fossi stato l’agonista di oggi, forse avrei vinto l’individuale. A Valence, nel 2007, nella prima gara potevo benissimo fare due ma pasturai poco ed arrivai undicesimo; nella seconda gara, pescando come si doveva, arrivai secondo. Quell’anno vinse Scotthorne con 5 penalità… 

Un'altra occasione fu in Spagna, a Toledo, nel ’99. Il sabato feci il secondo; la domenica il canale si presentò con l’acqua praticamente ferma, mentre nei giorni precedenti era sempre andata veloce. Occorrevano lenze da 2 grammi ma la mia più leggera era 6; feci il quinto a distanza di due chili dal primo, su 36 chili di carpe. Se fossi stato più previdente avrei potuto benissimo vincere la domenica e vincere l’individuale.”

 

Il tuo punto di forza ed il tuo punto debole…

“Oggi il mio punto di forza ritengo sia la convinzione nei miei mezzi e nelle mie possibilità, il mio punto debole… la mancanza di convinzione, a volte, su certi tipi di pesca!”

 

Il campo di gara preferito e quello detestato…

“Il preferito è la Fiuma, perché molto versatile e che ti consente di pescare in diversi modi a seconda della stagione e delle varie condizioni. Poi è a 15 chilometri da casa ed è stata la mia prima palestra, da bambino. Quello che vorrei evitare, a livello tecnico, è Peschiera dove c’è un tipo di pesca che mi è meno congeniale.”

 

Per un giorno hai in mano le leve del comando del agonismo italiano: cosa faresti subito?

“Rivedrei le strutture dei campionati, rapportandoli alle condizioni economiche e di disponibilità di ciascuno. Io ritengo ci debba essere la possibilità per ciascuno di scegliere il proprio livello di agonismo in relazione alle proprie disponibilità. La soddisfazione di un agonista è vincere una gara, indipendentemente dal livello. Sono sicuro che ci sia maggior soddisfazione a vincere una gara a livello provinciale o regionale che vivacchiare o salvarsi in Eccellenza. Quindi occorrerebbe suddividere maggiormente i livelli in relazione alle proprie esigenze e possibilità. Ti assicuro che a volte mi sento anche in difficoltà a dovermi confrontare con agonisti che non hanno la possibilità di rapportarsi con me ad armi pari, quando io ho a disposizione tempi e mezzi per fare tutte le mie prove mentre loro sono condizionati da risorse economiche e tempo da dedicare alla pesca. Non ne faccio una questione di capacità tecniche, ma di possibilità di confrontarsi alla pari. A parità di condizioni, poi, le capacità tecniche fanno la differenza, naturalmente, ma solo a parità di condizioni. Con le attuali disparità, anche il livello della competizione ne viene a soffrire e perde di interesse, oltre che perdere in partecipazione. Si richiede al garista di medio/alto livello di affrontare le competizioni con un taglio simil professionistico, impegnando tempo e denaro senza poterlo mettere nelle medesime condizioni mie o di chi è come me: è naturale che poi, quando si scontra con una realtà difficile, possa essere indotto a smettere o a ridimensionarsi. Facendo un paragone con altri sport economicamente più forti, a chi può interessare far competere un’auto di serie con una Ferrari? Non dobbiamo nasconderci dietro certe ipocrisie. E probabilmente sarebbe anche di maggior traino commercialmente.”

 

Per il 2013 ci sono in vista importanti cambiamenti nella struttura dei campionati: cambierà il numero delle squadre in Eccellenza, qualche regolamento, ecc. Cosa ne pensi?

“Riallacciandomi a quanto detto prima, la strada credo sia quella giusta. Bisognerà vedere la struttura pratica di promozioni e retrocessioni, i campi di gara, che dovrebbero essere disponibili contemporaneamente sia per i campionati di vertice che per gli altri, le modalità di rapportarsi che i vari campionati avranno con l’Elite…”

 

Tu hai un’immensa esperienza internazionale: riusciamo a parametrare il movimento dell’agonismo italiano con quello del resto d’Europa?

“Ritengo che oggi, il livello tecnico/agonistico italiano sia il più alto, assieme a quello inglese. Gli altri Paesi vengono dopo. Anche a livello partecipativo ed organizzativo Italia ed Inghilterra sono i punti di riferimento; queste impressioni sono confermate anche da agonisti di altri Paesi.”

 

Esiste il professionismo in Italia? Tu e Jacopo Falsini siete spesso citati come tali ma qual’è la tua opinione?

“Se per professionismo si intende poter vivere esclusivamente con i proventi delle gare, certamente no! Io, fortunatamente, sono un dipendente della Tubertini e molto del mio tempo è dedicato al lavoro in Azienda. Certamente abbiamo delle possibilità maggiori di altri di andare a pescare e gareggiare, ma molto di questo tempo è finalizzato anche ai test delle attrezzature. In Italia di sola pesca non si può vivere.”

 

Cosa impedisce, allora, che nasca una forma di professionismo similare all’Inghilterra, nel caso là esista?

“Hai fatto bene a fare quest’ultima specificazione! Credo che oggi, anche in Inghilterra, di sola pesca non si possa vivere o sia comunque molto difficile. Anche un personaggio di altissimo livello come Raison in Inghilterra gestisce un impianto di pesca per fare reddito. Certamente è uno che vince cifre importanti ma probabilmente non sufficienti per vivere.”

 

Solitamente parliamo dei singoli campioni e della differenza tra il loro tenore di possibilità sportive rispetto alla massa degli agonisti. Si parla meno delle Società che sono alle spalle degli agonisti…

“E’ un aspetto che si tende a tralasciare o sottintendere, infatti. In realtà, dietro ad un grande agonista c’è sempre una grande Società, con dei grandi mezzi. E’ pressoché inevitabile che questo accada. E’ anche per questo che ritengo giusta la distinzione tra i vari livelli di possibilità delle Società, e che quelle più forti gareggino alla pari tra di loro.”

 

Sei reduce dall Iberian master…

“Si, una bellissima esperienza, tanto a livello di competizione che di organizzazione e di ambiente. E’ una competizione che ti fa sentire parte integrante del mondo dell’agonismo Colpo. E’ una esperienza difficile da spiegare ma da provare. Se si può. Tutto il bello di questo sport lo ritrovi nell’Iberian Master.”

 

Perché in Italia non si riescono a mettere in piedi manifestazioni del genere, che concentrano quei campioni e con quei montepremi?

“Innanzi tutto perché in Italia abbiamo troppi impegni in calendario. Tutti i campionati che abbiamo in Italia nel resto d’Europa non esistono. Il campionato per società, così lungo e strutturato, esiste solo in Italia. All’estero esistono gare uniche o poco più. Il campionato individuale a cui si accede dal livello provinciale e via di seguito non esiste. Le gare a squadre, come le intendiamo noi, esistono solo nel nostro Paese, all’estero sono inconcepibili perché la pesca è vissuta esclusivamente a livello individuale. Nella stessa Inghilterra esistono diversi Tornei, magari di alcuni giorni consecutivi, a cui si accede a libera iscrizione e fini a se stessi. Come nel tennis. Non esistono campionati in genere. Ci sono delle selettive per la Nazionale, che all’estero è molto più sentita dai tifosi, ma poco altro. Di conseguenza, esiste il tempo e la mentalità per la creazione di manifestazioni come questa. L’unica nota negativa di manifestazioni come questa sono in costi di iscrizione, esche, albergo, viaggio…”

 

In che ordine di cifra siamo?

“Si possono considerare dai 1200 ai 1500 euro. Se hai la fortuna di avere qualche risultato nei tre giorni e di entrare nei primi venti, almeno una parte delle spese le recuperi. Io, quest’anno, sono arrivato quarto assoluto e circa 1500 euro li ho vinti.”

 

Qualcuno sostiene che l’avvento della roubaisienne ci abbia tecnicamente impoveriti con l’appiattimento generalizzato su questa tecnica. Cosa ne pensi e prevedi ulteriori evoluzioni?

“Non penso assolutamente che si possa parlare d’impoverimento tecnico, a meno che non si consideri la pesca a roubaisienne semplicemente come tenere in mano un palo e mettere in acqua un galleggiante. Da un lato è vero che le tecniche impiegate sono ormai esclusivamente roubaisienne ed inglese ma è altrettanto vero che con la roubaisienne ci sono talmente tante variabili tecniche che, da sola, rappresenta un vero e proprio mondo.” 

 

Il Mondiale di Ostellato è stata l’apoteosi dell’agonismo Colpo: punto di arrivo o di partenza?

“Assolutamente un punto di partenza! Io sono ottimista, secondo me in Italia si sta lavorando tanto per questo settore, si sta lavorando bene e quindi da Ostellato si deve ripartire per migliorare.”

 

Hai qualche gesto scaramantico prima di una gara importante?

“Assolutamente no. Non sono assolutamente superstizioso e non ho rituali di nessun genere.”

 

Chi non vorresti mai in settore?

“Non vorrei fare delle classifiche antipatiche tralasciando qualcuno. Ci sono stati tanti fortissimi pescatori con cui mi sono confrontato. Sicuramente in passato e tutt’ora Luigi Sorti è uno dei pescatori più forti che ci siano mai stati in Italia. Oggi anche Jacopo ed Andrea Fini sono assolutamente “da evitare”.” 

 

In questo mondo hai trovato solo colleghi o anche qualche amico vero? Chi?

“No, anche amici veri, certamente. I miei compagni di squadra li considero amici veri, me lo hanno dimostrato, anche quelli con i quali ci siamo scontrati. Con il tempo abbiamo capito i nostri errori ed il senso giusto delle cose e dell’agonismo, e lo abbiamo ricollocato nell’ambito che debbono avere, un ambito sportivo e basta. Le gare di pesca, in senso stretto, non ci danno da mangiare. Quando vinciamo una gara di pesca, cosa abbiamo vinto? Abbiamo realizzato qualcosa di tangibile che ci cambia la vita?No, certamente! Da una vittoria ricaviamo solo la soddisfazione sportiva del successo e, se siamo stati corretti, il riconoscimento, da parte degli altri agonisti, che in quell’occasione siamo stati i più bravi. Oggi lo siamo stati noi, domani saranno altri. L’importanza di un successo, per me, sta proprio in questo: nel senso di rispetto e riconoscimento del nostro valore sportivo da parte degli altri. Una volta capito questo, con le persone si possono creare ottimi rapporti di amicizia. Vera.”

 

Un opinione sui media del settore: critiche e consigli…

“Ultimamente c’è stato un notevole passo avanti, come metodologia ed argomenti trattati. Certamente è un settore in evoluzione, che sta tentando strade nuove di comunicazione. La carta stampata va incontro ad un ridimensionamento a favore della Rete. Anche la televisione cerca dei suoi spazi, anche se i costi di quest’ultima, per il nostro settore, sono forse troppo rilevanti. Mi sembra comunque che oggi i media supportino piuttosto bene il nostro sport.”

 

Ferruccio Gabba ed i giovani: un consiglio…

“Sicuramente direi loro di pensare alla pesca come divertimento, come passione e motivo di svago. Non come possibilità di lavoro, se non indiretta.”

 

Tornando al punto di partenza di questa lunghissima chiacchierata che ci ha portato a toccare una infinità di argomenti: cosa significa per te aver conseguito questo importante risultato per l’undicesima volta? Sei il più titolato, in questo senso, davanti ad un certo Giampiero Barbetta che se lo è aggiudicato, credo, 7/8 volte …

“Guarda, per come sono formulate queste graduatorie, che tengono conto di tantissimi fattori, posso essere solo soddisfatto. Raggiungere questo traguardo per tante volte credo voglia significare che qualcosa di buono l’ho fatto e lo sto facendo. Certamente in questo incidono anche altri fattori come la possibilità di avere tempo da dedicare alla pesca, un famiglia che ti accetta per quello che fai, una Società ed una Azienda che ti supportano in tutto e per tutto. Senza tutto questo non avrei potuto conseguire nulla di tutto questo.”

 

Arrivare per 11 volte a questo risultato individuale porta a pensare anche ad una capacità di mantenere la concentrazione molto elevata oltre che una costanza di rendimento strepitosa…

“Si, suppongo di si, anche se non sta a me dirlo. Certamente ho avuto anche dei periodi difficili, in cui molte cose non sembravano girare per il verso giusto, in cui sono arrivato anche a mettermi in discussione in maniera importante. Poi ho capito che quando le cose non vanno come si vorrebbe, non dipende da sfortuna o cose simili ma dipende da noi, dal nostro equilibrio emotivo, anche inconscio. Il capire anche questa cosa mi ha consentito di fare un ulteriore passo avanti nel mio cammino personale e sportivo.”

 

Chiudiamo con un pensiero ai tuoi fans, ai tuoi figli, all’Azienda e a tua moglie…

“Ai miei fans un ringraziamento per l’affetto che mi dimostrano sui campi di gara, sui forum, nelle fiere. Ai miei figli debbo tantissimo, mi danno la forza di andare avanti. Per l’Azienda, e nella fattispecie per la famiglia Tubertini, sono state e sono le persone che mi hanno permesso di raggiungere tutti i traguardi e le soddisfazioni di questi anni. E per Simona, mia moglie, ultima di questa lista ma prima in assoluto, posso solo dire di aver avuto la fortuna di incontrare una santa! Per la vita che faccio e per i miei impegni, solo una santa può accettare tutto questo. Ci conosciamo da tantissimi anni e a lei dovrei veramente fare un monumento per la pazienza che ha!




                                                                                                                                              Angelo Borgatti



 

PALMARES DI FERRUCCIO GABBA

(esclusivamente i successi in rassegne italiane ed iridate, non sono segnalati i numerosissimi piazzamenti)

 

1991 - CAMPIONATO ITALIANO PER SOCIETA’ - ORO

 

1992 - CAMPIONATO DEL MONDO PER CLUB – ITALIA - ORO

 

1993 - CAMPIONATO DEL MONDO A SQUADRE – PORTOGALLO – ORO

 

1995 - CAMPIONATO ITALIANO PER SOCIETA’ - ORO

 

1996 - CAMPIONATO ITALIANO INDIVIDUALE – ORO

CLASSIFICA INDIVID. DI RENDIMENTO - ORO

 

1997 - CAMPIONATO DEL MONDO A SQUADRE – UNGHERIA – ORO

CAMPIONATO ITALIANO PER SOCIETA’ – ORO

CLASSIFICA INDIVID. DI RENDIMENTO - ORO

 

1998 - CAMPIONATO DEL MONDO PER CLUB – BULGARIA – ORO

CAMPIONATO ITALIANO PER SOCIETA’ – ORO

CLASSIFICA INDIVID. DI RENDIMENTO - ORO

 

1999 - CAMPIONATO ITALIANO PER SOCIETA’ - ORO

 

2000 - CAMPIONATO DEL MONDO A SQUADRE – ITALIA – ORO

CAMPIONATO DEL MONDO PER CLUB – PORTOGALLO – ORO

 

2004 - CLASSIFICA INDIVID. DI RENDIMENTO - ORO

 

2005 - CAMPIONATO EUROPEO INDIVIDUALE -  3° CLASSIFICATO

CLASSIFICA INDIVID. DI RENDIMENTO – ORO

 

2006 - CLASSIFICA INDIVID. DI RENDIMENTO - ORO

 

2007 - CAMPIONATO DEL MONDO A SQUADRE – UNGHERIA – ORO

CAMPIONATO EUROPEO A SQUADRE – ITALIA – ORO

CLASSIFICA INDIVID. DI RENDIMENTO - ORO

 

2008 - CAMPIONATO ITALIANO PER SOCIETA’ – ORO

CLASSIFICA INDIVID. DI RENDIMENTO – ORO

 

2010 - CLASSIFICA INDIVID. DI RENDIMENTO - ORO

 

2011 - CAMPIONATO DEL MONDO A SQUADRE – ITALIA - ORO

CAMPIONATO DEL MONDO INDIVIDUALE - ITALIA – BRONZO

CLASSIFICA INDIVID. DI RENDIMENTO - ORO